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L'asparago
Asparago violettoOggi li trovi in commercio tutto l’anno. Il mercato della globalizzazione lo impone! Ma sono di serra, meno gustosi e vengono importati da diversi Paesi come la Spagna, il Sudafrica e gli Stati Uniti d’America. Il buongustaio però li acquista solo quando le giornate si fanno più calde e lunghe, verso la fine di marzo.
È dunque in questa stagione che i golosi e gli appassionati possono rivolgersi ai produttori della piana ingauna per poter acquistare e gustare, freschissimo, il “violetto di Albenga” appena raccolto dal campo.
 
Le sue antiche origini
Asparago violetto
Pianta erbacea perenne, l’asparago (asparagus officinalis) arriva da molto lontano. Forse dall’antica Mesopotamia, la terra racchiusa fra il Tigri e l’Eufrate, passando poi nella fertile Valle del Nilo, per diffordersi infine un po' in tutto il bacino del Mediterraneo. Il nome gliel’hanno dato i Greci, chiamandolo “asparagos”, mutando il termine o dai Persiani (la sua radice infatti, “cperegh” avrebbe in quella lingua il significato di “punta” o “dentello”), o dal sanscrito, antico idioma dell’India di ceppo indoeuropeo, in cui si trova una parola analoga che esprime il concetto di “gonfiare” e “germogliare”.
L’asparago era ben conosciuto e coltivato dagli antichi Egizi ed apprezzatissimo dai Romani. Plinio e, con lui, Marziale ne erano ghiotti, e pensavano che i migliori fossero quelli coltivati negli orti di Ravenna. Caduto l’impero romano, l’asparago sembrò scomparire dall’Italia, venendo coltivato durante il Medioevo quasi solo nei monasteri, assieme alle tante erbe cui i monaci dedicavano le loro attenzioni. Sul finire del Medioevo c’è una lenta ma progressiva riscoperta dell’asparago.
Lo troviamo, a cavallo tra il XIV ed il XV secolo, nelle serie di grandi libri di cucina dell’Anonimo Toscano; nel trattato di cucina di Bartolomeo Platina ed infine nel famoso ricettario del Maestro Martino da Como, autore del “Libro de arte coquinaria”. A voler dare retta ai Francesi, però, sembra che l’asparago, dopo la caduta di Roma, non fosse quasi più coltivato in Europa, e che il rifiorire delle coltivazioni lo si ebbe solo durante il regno di Luigi XIV (1643 - 1715), il Re Sole, il quale aveva una predilezione per gli asparagi Molti anni più tardi, in Italia, a parlare ancora di asparagi, è Pellegrino Artusi (1820 - 1911) nel suo libro “La scienza e l’Arte di mangiare bene”. Ecco cosa scrive nella sua 13a edizione uscita nel 1909 con 709 ricette a proposito degli asparagi: “Per dare agli sparagi aspetto più bello, prima di cuocerli, raschiate con un coltello la parte bianca e pareggiate l’estremità del gambo; poi legateli con uno spago in mazzi non troppo grossi, e immergeteli in acqua salata, quando bolle forte. La cottura è giusta allorché gli sparagi cominciano a piegare il capo ”.
 
Le caratteristiche
Asparago violetto
L’Asparagus Officinalis è la specie commestibile della famiglia delle Liliacee. La pianta, sempreverde, è detta comunemente “asparagara”. La parte commestibile della pianta è il “turione”, ossia il germoglio carnoso rivestito di squame, che costituiscono le vere foglie, mentre quelle che sembrano foglie sono i “cladofilli ”, cioè rami modificati che assumono la configurazione di foglie.
I turioni (asparagi) hanno un gradevole sapore dolciastro e se lasciati al loro naturale sviluppo danno luogo a fusti eretti e rigidi, infatti il termine “asparago” deriva dal greco Spargao, che significa appunto “essere turgido”.
Può raggiungere un’altezza di un metro e mezzo, ma si colgono e si mangiano soltanto i germogli dei gambi. Sul mercato si possono comprare asparagi di tre colori: bianchi, verdi, violetti. Tale diversità dipende dai metodi e dai tempi L’Asparagus Officinalis è la specie commestibile della famiglia delle Liliacee. La pianta, sempreverde, è detta comunemente “asparagara”. La parte commestibile della pianta è il “turione”, ossia il germoglio carnoso rivestito di squame, che costituiscono le vere foglie, mentre quelle che sembrano foglie sono i “cladofilli ”, cioè rami modificati che assumono la configurazione di foglie.
I turioni (asparagi) hanno un gradevole sapore dolciastro e se lasciati al loro naturale sviluppo danno luogo a fusti eretti e rigidi, infatti il termine “asparago” deriva dal greco Spargao, che significa appunto “essere turgido”.
Può raggiungere un’altezza di un metro e mezzo, ma si colgono e si mangiano soltanto i germogli dei gambi. Sul mercato si possono comprare asparagi di tre colori: bianchi, verdi, violetti. Tale diversità dipende dai metodi e dai tempi.
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L'asparago violetto d'Albenga

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Il violetto d'Albenga
Particolarmente pregiato risulta l’Asparago violetto di Albenga meno produttivo degli altri, ma unico al mondo: i turioni sono più grossi e hanno una caratteristica colorazione viola intenso che gradatamente sfuma scendendo verso la base. Ma è soprattutto in tavola che questa varietà porta doti esclusive. È morbida e burrosa (non ha la fibrosità dei suoi colleghi), delicata e tendenzialmente più dolce al gusto, meno aggressiva all’olfatto. Grazie alle sue qualità organolettiche il Violetto d’Albenga, in cucina, è particolarmente adatto per accompagnare cibi molto fini, come i pesci e le carni bianche, oppure per entrare da protagonista in salse raffinate. I risultati migliori si ottengono comunque cuocendo (poco) gli asparagi ben freschi (con le punte ben unite e dure), a qualche ora dalla raccolta. Ma attenzione: sono tutte qualità legate esclusivamente al benevolo microclima ed al particolare
terreno sabbioso della piana di Albenga: luogo di elezione dell’asparago violetto. Molti agricoltori stranieri, infatti, hanno tentato di coltivarlo nelle Americhe, in Australia e in Nuova Zelanda, ma finora con scarsi risultati.
Purtroppo, la resa bassa dell’asparago viola, il periodo di maturazione tardivo e la tecnica di coltivazione esclusivamente manuale e all’impossibilità di alternare l’asparago ad altre colture, ha causato una drastica riduzione della superficie coltivata (oggi appena quattro ettari) e il confinamento del violetto di Albenga al consumo locale.
Secondo i dati Varpam, nel 1975, il Violetto d’Albenga rappresentava l’11,5 per cento della produzione italiana (di 427 mila quintali) mentre solo 13 anni dopo scendeva all’1,1 per cento (la produzione totale era di 207 mila quintali).
Gli asparagi sono ricchi di vitamine dei gruppi A, B, C, sono quindi importanti per esempio, per la vista, per il buon funzionamento dell’apparato digerente, per il sistema nervoso; inoltre contengono asparagina, una sostanza ad azione diuretica. Si raccolgono dalla fine di Marzo a tutto Maggio.
 
Come si mangia
Dopo averli puliti: gli asparagi sottili si pelano dal basso verso l’alto, tutti gli altri tipi invece si puliscono dalla testa in giù; tolte le estremità tignose, si mettono in acqua salata o, meglio, a vapore. Gli asparagi vanno mangiati freschi e, così vuol la tradizione, con le mani. Se non si possono mangiare il giorno stesso dell’acquisto, vanno puliti, avvolti in un panno umido e conservati nel reparto verdura del frigorifero.
Si accompagnano ad un’ottima maionese (fatta in casa però), oppure con scampi, gamberetti o mazzancolle. Ottimi anche con trance di salmone, con una spuma di tonno, al burro e formaggio grattugiato. Preparati in cartoccio, alla griglia o semplicemente con del burro fuso e verdure primaverili.
Squisiti col risotto o la pasta: penne, tagliatelle, crespelle e tortelli. In insalata esprimono tutta la loro fragranza se serviti crudi oppure accompagnati da uova soda.
Quello che conta però è mangiarli freschissimi, perché, volendo fare un paragone, sono come il pesce azzurro, hanno 40 virtù e ne perdono una ogni ora.