| Malva sylvestris (L.) |
| Genere
(specie) |
| Malvaceae |
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| Sinonimi: |
Malva elata, Malva mauritiana,
Malva vulgaris. |
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| MALVA |
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| Altri
nomi comuni e regionali: |
Malva selvatica |
| Dialetti savonesi: |
Varma, Varmetta |
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Della Malva, detta nientemeno che omnimorbia: buona
per tutti i mali, ed ancor oggi tra le droghe medicinali
più vendute dagli erboristi, si utilizzano, in infusi,
decotti ed estratti, i fiori, le foglie e le radici, riconoscendone
proprietà antinfiammatorie; bechiche;
emollienti, dovute alla presenza di mucillagini;
espettoranti, nei casi di bronchiti e catarri persistenti;
dolcemente lassative; pettorali, nelle affezioni delle
vie respiratorie; rinfrescanti.
Decotto di Malva con semi di ortica e grasso d’oca è
una ricetta di Ippocrate per un pessario mondativo,
per purgare l’utero e svuotarlo. Foglie di Malva, con
altri ingredienti, compaiono nella ricetta dell’olio di
San Biagio, che fu vescovo di Sebaste alla fine del III
secolo, per la preparazione del suo famoso rimedio
per il mal di gola.
Plinio, per le tonsille infiammate, raccomanda gargarismi
con latte di capra bollito con Malva e sale; per
la dissenteria prescrive clisteri di formaggio vaccino
fresco insieme a decotto di Malva.
Marziale, in uno dei suoi famosi salaci epigrammi,
invita un certo Febo, che ha la faccia da stitico, a ricorrere
alle lattughe ed alle Malve lassative.
Decotti di Malva giovano per le emorroidi; cataplasmi
per le gengive infiammate ed anche per le punture
di insetti; clisteri per le gastroenteriti; pediluvi
per i piedi gonfi.
Tenuta per rimedio valido contro la gonorrea, in epoca
antica è anche considerata un rimedio efficace dopo
i bagordi ed ancora un potente afrodisiaco, il cui
effetto si otteneva legandone tre radici vicino all’organo
sessuale; in epoca medioevale, al contrario, ha
fama di calmante antiafrodisiaco e si ritiene dissolva
la malinconia.
Decisamente appartenente alla sfera della magia era
l’uso che pare si facesse della Malva, per accertare la
sussistente o meno verginità di una fanciulla. Alfredo
Cattabiani riporta nel suo Florario le modalità della
prova, come indicate nel De secretis mulierum attribuito
ad Alberto Magno: “Fac eam mingere super quandam
herbam quae vulgo dicitur malva de mane; si sit sicca, tunc
est corrupta”, inutile la traduzione.
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| Nel
pdf: |
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Uso
decorativo
Altri usi
Area di diffusione
Impiego nella
cosmesi |
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Le foglie tenere ed i germogli
della Malva si possono mangiare
in insalata; bolliti o cotti nel burro,
come gli spinaci;
nelle minestre; nei ripieni;
nelle frittate, ma hanno
un blando effetto lassativo.
Cicerone ne apprezzò tanto
una portata da doversi poi dolere
di una indigestione che gli arrecò
una memorabile diarrea,
protrattasi per più di dieci giorni.
Marziale cita le malve lassative
tra le povere ricchezze,
genuine e senza pretese,
che l’orto di casa consente
di offrire agli amici
per cena.
Bartolomeo Scappi, cuoco
famoso nel XVI secolo,
ha lasciato una ricetta “Per far minestra di Malva.
Piglisi la malva nella Primavera, & nell’Autunno, nelli quali due
tempi è più tenera, la Primavera
se ne piglierà la cima,
che volgarmente si chiama sparago
di malva, & l’Autunno le foglie
più tenere …”, invece che
per far minestra la Malva può
essere utilizzata “volendosi
in insalata con l’uva passa”.
I più considerano però la Malva
nel piatto come segno nefasto
di estrema miseria e Filone di
Bisanzio, nel III secolo a.C.,
ricorda la possibilità di ricorrere
alla Malva giusto in caso
di grave carestia.
I comici dell’antica Grecia, inoltre,
citano spesso l’uso culinario
della Malva ed altre erbe
per deridere la povertà
delle mense contadine.
Aristofane scrive che
nelle ristrettezze il mendicante
mangia germogli di Malva
invece del pane. |
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