| Origanum majorana L. |
| Genere
(specie) |
| Lamiaceae (Labiatae) |
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| Sinonimi: |
Amaracus majorana, Majorana hortensis,
Majorana majorana, Origanum amaracus |
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| MAGGIORANA |
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| Altri
nomi comuni e regionali: |
Amaraio, Maiorana
gentile, Persia, Persica
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| Dialetti
savonesi: |
Persiga |
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Origano: dal latino origanu(m), greco origanon, di origine
straniera. L’etimo del nome deriva dalle parole
greche oros, “montagna”, e ganào, “io mi compiaccio”,
allusivo ad un concetto di delizia od ornamento della
montagna.
Maggiorana: di etimologia incerta; forse dal latino
amaracus, greco amàrakos, con significato di pianta
odorosa. In un testo catalano del XIV secolo la
Maggiorana è chiamata marduix, dall’arabo antico mardadûsh.
Il Mattioli scrive, nel
1557, “È la Maiorana
tanto grata alle donne
per la giocondità del suo
odore, che pochissime se
ne ritrova che non l’abbiano … coltivata con
ogni possibile diligenza … Onde facilmente
puo ella haver acquistato
appresso di noi
(in Toscana) nome di
Maiorana, per usarsi
maggior cura nel coltivarla,
che in qual si voglia
altra pianta.”
È molto importante
distinguere l’Origanum
majorana dall’Origanum
vulgare,
cioè l’Origano propriamente
detto, si
tratta di specie dello
stesso genere, ma abbastanza
diverse.
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Alle sommità fiorite della Maggiorana, indicate nella
farmacopea ufficiale con il nome di Herba Majoranae,
sono riconosciute proprietà anticatarrali, antispasmodiche,
balsamiche, carminative, diaforetiche, diuretiche,
eupeptiche-digestive e stimolanti. Nel tempo sono
stati accreditati alla Maggiorana anche benefici effetti
nei casi di coliche intestinali, isteria, epilessia,
vertigini e tremori, insonnia, cattiva digestione, mal
d’orecchie, tosse, inappetenza e mal di mare.
Con le sommità fiorite se ne fanno infusi e decotti;
tinture e macerazioni alcoliche; polvere starnutatoria
per curare cefalee, congiuntiviti e catarro nasale; gargarismi
e fomentazioni per risolvere raffreddori e
mal di gola; impiastri per il torcicollo, distorsioni e
disturbi della vescica; unguenti per i dolori reumatici
ed altro ancora.
Ippocrate prescrive la Maggiorana, cotta con segatura
di legno di cipresso in vino dolce annacquato, per
irrigazioni vaginali.
Secondo un famoso testo di medicina edito intorno al
1136, il “calore” della Maggiorana ha il potere di placare
il cervello sconvolto dall’ira.
Il medico arabo El Temimy prescriveva, ai suoi tempi,
ambra grigia sciolta in olio di Maggiorana nei casi
di paralisi e contro i malanni della pituita (ghiandola
che produce catarro) e del sistema nervoso.
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| Nel
pdf: |
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Uso
decorativo
Altri usi
Area di diffusione
Impiego nella
cosmesi |
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Aroma tipico della cucina
mediterranea, la Maggiorana,
arricchisce di sapore inimitabile
un’infinità di piatti: dalle semplici
insalate di pomodori, alle carni di
vitello, agnello e pollo; ai pesci; alle
frittate, ripieni, minestroni, carote,
cavolfiori e funghi; soprattutto ricette
della tipica cucina ligure, come
la torta pasqualina, la cima genovese
e le lasagne al burro e Maggiorana.
I gastronomi raccomandano di
aggiungere la Maggiorana solo
negli ultimi minuti di cottura, per
conservarne al meglio l’aroma.
Una ricetta risalente al Trecento
insegna: “Se vuoi pastello (pasticcio) di gambari. Togli li
gambari e lessali, tranne le code,
pesta la metà colla persa (Persica,
Maggiorana) e buoni erbucci e l’altra
metà soffriggi. Quelli che si pestàro,
si metti pignocchi (pinoli) e
mandorle monde. Queste cose
pesta insieme e mettivi spezie e
zaffarano stemprato e metti ne’ testi
queste cose in una crosta, e mettivi
le code che si soffrissero e
pignocchi interi e mandorle intere e
monde …”
Un testo dietetico culinario del
1607, il Thresor de santé, suggerisce,
per rendere più digeribili le ostriche,
di farle bollire con burro, spezie e
uva di Corinto, aggiungendo a metà
cottura Maggiorana ed altre erbe
aromatiche, con cipolle zafferano
ed agresto (succo di uva acerba).
Una ricetta catalana dei tempi di
Cristoforo Colombo ricorda la
Maggiorana per cucinare il salmone,
con mandorle, uva passa, sugo di
arancia, agresto ed altre spezie.
Una ricetta del XVI secolo elenca “Maiorana, menta, herba acetosa,
et pimpinella battute … per far un
pottaggietto (manicaretto brodoso)
di testicoli di polli”, ad uso degli
infermi e debilitati. |
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