 |
All’epoca
delle Crociate, secondo
l’antica dottrina
dei segni, apparendo
le sue foglie come trapassate
da perforazioni, è
tenuto per medicamento
capace di guarire le
ferite di freccia, di
lancia e di spada ricevute
in battaglia. Anche
Paracelso, alla fine
del Quattrocento, consiglia
l’Iperico per
la terapia di ferite
e piaghe; nel Settecento
è ben noto agli
spadaccini il balsamo
del cavaliere di San
Vittorio, a base
di Iperico ed altre
erbe, che si dice guarisca
qualsiasi ferita di
lama.
Ancora oggi la medicina
popolare suggerisce
di applicarne le foglie
fresche sulle piccole
ferite da taglio, per
favorirne la cicatrizzazione.
Dell’Iperico si
usano le sommità
fiorite. Nel tempo sono
state attribuite alla
pianta, con la consueta
fiducia e speranza,
proprietà antisettiche,
analgesiche, anticatarrali,
antidepressive, antiflogistiche,
antispasmodiche, astringenti
antidiarroiche, balsamiche,
colagoghe stimolanti
del secreto biliare,
decongestionanti, digestive,
diuretiche, toniche,
tranquillanti, vermifughe
e vulnerarie per la
cicatrizzazione delle
ferite. Non mancano
le credenze che attribuiscono
all’Iperico proprietà
utili per curare frigidità,
impotenza, malinconia
e pazzia. Nelle virtù
dell’Iperico si
può confidare
anche per curare il
morso dei serpenti,
nonché l’epilessia,
le distorsioni e le
emorroidi.
L’olio di Iperico,
che per questo viene
chiamato “erba
da fuoco”, viene
tenuto per molto efficace
nel caso di ustioni
anche gravi; la tisana
viene consigliata contro
la flebite e contro
le mialgie; per la cura
delle contusioni si
consigliano le sommità
fiorite macerate in
olio di oliva e vino
bianco, ma attenzione:
l’Iperico per
uso interno può
determinare indesiderati
effetti collaterali
e provocare anche convulsioni.
L’Iperico è
stato anche tenuto come
rimedio specifico contro
una forma di paresi
degli arti inferiori
derivante, in epoche
ormai trascorse, dall’uso
alimentare prolungato
delle cicerchie, leguminose
utilizzate anche come
foraggio (Lathyrus
sativum). Ippocrate
prescrive di cuocere
in acqua Iperico e salvia
per irrigazioni vaginali.
Le sommità fiorite
di Iperico figurano
tra i 57 ingredienti
che, secondo la ricetta
di Andromaco, archiatra
di Nerone, devono entrare
nella composizione della
Teriaca o Triaca,
complessa composizione
che per quasi venti
secoli è stata
considerata il rimedio
sovrano, il capolavoro
della scienza medica,
antidoto contro tutti
i veleni e panacea per
tutti i mali, il cui
ingrediente più
importante è
la carne di vipera,
preparata a sua volta
in piccoli impasti detti
trocisci, dal
greco trochos,
ruota, per la loro forma
rotondeggiante. In altre
ricette posteriori gli
ingredienti della Teriaca
arrivano ad essere più
di duecento.
L’olio d’ipperico
od olio da spasimo,
in uso alla fine del
Seicento contro i veleni,
era anche detto oglio
(sic) del Serenissimo
Granduca di Toscana,
perché se ne
attribuiva la formula
a Cosimo III, che si
dilettava di preparare
farmaci.
Con l’Iperico
si preparava anche l’Oglio
Balsamico di Christo,
il cui principale ingrediente
era il liquore di Mumia,
ottenuto con “carne
di Huomo giovane &
sano, con Violenta morte
ammazzato”! |
 |
 |
 |