| Foeniculum
vulgare MILL. |
| Genere
(specie) |
| Apiaceae
(Umbelliferae) |
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| Sinonimi: |
Anethum
foeniculum, Foeniculum capillaceum,
Foeniculum officinale, Foeniculum
sativum. |
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| FINOCCHIO
SELVATICO |
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| Altri
nomi comuni e regionali: |
Finocchio
nero |
| Dialetti
savonesi: |
| Fenùggiu
servègu, Fenugètto |
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Molte
le proprietà
medicamentose attribuite
in passato al Finocchio
selvatico, di cui si
utilizzano, in tisane
e decotti, le foglie,
i frutti e la radice:
antiscorbutiche, antispasmodiche,
aromatiche, aperitive,
carminative, colagoghe,
digestive, diuretiche,
emmenagoghe, espettoranti,
galattogoghe, come attestano
Galeno e Dioscoride
e, se non bastasse,
purgative, vermifughe
e vulnerarie.
Un testo di medicina
egiziano del II secolo
riporta la ricetta di
una pietanza per i sofferenti
di stomaco, con carne
di piccione e di oca,
fave, grano, cicoria,
giaggiolo e Finocchio.
Ippocrate prescrive
semi di Finocchio se,
alle donne, viene meno
il latte.
Al medico siriano Mesuè
si attribuisce la ricetta
dei locchi di polmone
di volpe, giovevoli
a quanti “hanno
li Polmoni essulcerati,
sono Consummati, &
Tabidi (colpiti
da affezioni)”,
tra i cui ingredienti
vi sono i frutti di
Finocchio oltre, naturalmente,
ai polmoni di volpi
disseccati!
Santa Ildegarda di Bingen,
che fu badessa benedettina
del XII secolo, prescrive
succo di Finocchio per
gli occhi, unguento
a base di Finocchio
per i testicoli gonfi
e dolenti e “semi”
di Finocchio per frenare
nell’uomo la follia
dovuta al vino.
Pietro de Crescenzi
nel suo Liber ruralium
commodorum del
XIV secolo, raccomanda
“acqua ove
fia cotto comino, e
seme di finocchio, per
ugual parte, in buona
quantità”
per lenire i dolori
di ventre dei cavalli,
provocati
da “ventusità”.
Il Thresor de santé,
del 1607, raccomanda
di mangiare le pere,
che sono “ventose”,
cotte sulla brace con
Finocchio, anice e coriandolo,
bevendovi sopra un buon
bicchiere di vino vecchio.
All’inizio del
XVII secolo la Pharmacopoeia
Londinensis menziona
le radici del Finocchio
per le loro proprietà
aperitive e carminative.
Gli Anglosassoni in
tempi antichi attribuivano
anche poteri magici
al Finocchio selvatico
ed usavano metterlo
nei finimenti dei cavalli
per tener lontane le
pulci.
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| Nel
pdf: |
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Uso
decorativo
Altri usi
Area di diffusione
Impiego nella
cosmesi |
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Il
frutto del Finocchio,
un “diachenio”
spesso impropriamente
chiamato seme, è
tradizionalmente usato
per aromatizzare la salamoia
delle olive e l’acqua
in cui si lessano le castagne;
per preparare diverse
salse; per certi tipi
di pane e di biscotti
od anche tal quale, da
masticare per profumare
l’alito.
Le infiorescenze sono
impiegate per la cottura
delle carni di maiale.
Le foglie, ma soltanto
se sono giovani, servono
tanto per ornare i piatti
di portata quanto per
aromatizzare, in modo
gradevole ma deciso, insalate,
verdure cotte, minestre,
piatti di pesce
ed altro ancora.
Già Plinio, nel
primo secolo dopo Cristo,
scrive che il Finocchio
è impiegato, secco,
per aromatizzare un gran
numero di vivande.
Con frutti di Finocchio
e vino bianco secco, alcuni
dicono preferibile il
Porto, si ottiene un ottimo
digestivo, buono anche
per il singhiozzo ed il
meteorismo, ma soprattutto
indicato come afrodisiaco
e nei casi di frigidità!
Sempre con i frutti, alcol
e zucchero si può
preparare l’elisir
al finocchio.
Alcune ricette di Maestro
Martino, famoso cuoco
del Patriarca di Aquileia,
vissuto nella seconda
metà del Quattrocento,
ricordano il Finocchio
“per cuocere
i bechafichi quando sono
ben grassi”,
per le braciole di carne
di vitello e “per
fare figatelli de ucello,
o di polastri, o di porcho,
o d’altro animale”.
Bartolomeo Scappi,. |
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