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Già
conosciuta in epoca
medioevale l’Edera
terrestre è citata
nel cinquecentesco Herbolario
volgare di Venezia,
primo documento di medicina
dei semplici in lingua
volgare.
Alle sommità
fiorite ed alle foglie,
utilizzandone il succo
tal quale, ai decotti,
agli infusi, di sapore
resinoso, amaro, ma
gradevole, ai cataplasmi
ecc., si attribuiscono
da più autori,
con il consueto ottimismo,
proprietà astringenti,
bechiche, carminative,
diaforetiche, diuretiche,
espettoranti, galattofughe,
rinfrescanti, toniche,
vulnerarie.
Il quattrocentesco Liber
de simplicibus,
di Nicolò
Roccabonella, cita l’uso
della droga chiamata
“Ardilo”,
estratta dalla Glecoma,
nel trattamento della
leucorrea.
Ritenuta efficace perfino
nei casi di pazzia,
l’Edera terrestre,
se non bastasse, è
stata anche raccomandata
per liberare i cavalli
dai vermi intestinali.
Particolarmente apprezzata
in altri tempi era l’azione
dell’Edera terrestre
nelle affezioni dell’apparato
respiratorio, peraltro
confermata da studi
più recenti,
ma attenzione, l’uso
prolungato sembra possa
provocare diarree.
La medicina cinese utilizza
l’Edera terrestre
per i
calcoli renali, le piaghe
della pelle, le affezioni
reumatiche ed artritiche.
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