| Carum
carvi L. |
| Genere
(specie) |
| Apiaceae
(Umbelliferae) |
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| Sinonimi: |
Apium carvi, Carum velenovskyi,
Foeniculum carvi, Seseli carum. |
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| PEPERONCINO
ORNAMENTALE |
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| Altri
nomi comuni e regionali: |
Capsico,
Pepe cornuto Dialetti savonesi:
Peverette |
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La
parte della pianta che
si utilizza maggiormente
sono i piccoli frutti
che maturano nel luglio-agosto
dell’anno successivo
alla semina.
Recenti lavori di ricercatori
dell’Università
di Rajasthan, in India,
hanno dimostrato proprietà
antibiotiche dei frutti
del Carvi.
Ai frutti del Carvi
sono state attribuite
principalmente proprietà
digestive, diuretiche
e carminative, già
citate da Galeno, nelle
dispepsie, flautolenze,
gastralgie e coliche,
specialmente per i soggetti
ipocondriaci ed isterici;
ma anche virtù
antispasmodiche (clisteri),
emmenagoghe, galattogoghe,
stomachiche, sudorifere
e vermifughe.
Per uso interno se ne
fanno infusi o i frutti
sono fatti macerare
nel vino bianco per
curare le morsicature
degli animali velenosi,
per curare l’asma,
per facilitare la secrezione
gastrica e curare i
disturbi di stomaco.
Per gli stessi usi alcuni
suggeriscono di masticare
i semi (frutti).
Attenzione agli abusi:
l’essenza del
Cumino dei prati è
tossica e dosi troppo
elevate possono produrre
persino congestioni
cerebrali e delirio.
Per uso esterno se ne
fanno decotti antisettici
e parassiticidi, da
usarsi anche per sciacqui
e gargarismi.
Il Cumino è anche
usato per rendere gradevole
il gusto e l’odore
di alcuni preparati
farmaceutici.
Una celebre opera del
XII secolo, De causis,
signis atque curis aegritudinum
(Cause e cure delle
infermità), cita
il Cumino tra gli ingredienti
di una complicatissima
ricetta contro l’epilessia
o mal caduco, con sangue
di talpa, becco di anatra
femmina, zampe d’oca
e fegato di animali
ed uccelli. Non si tratta
di un testo di stregoneria,
ma di un autorevole
trattato di medicina
della santa badessa
benedettina Ildegarda
di Bingen!.
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| Nel
pdf: |
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Uso
decorativo
Altri usi
Area di diffusione
Impiego nella
cosmesi |
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Le
foglie giovani possono
essere impiegate per aromatizzare
insalate e minestre, le
radici possono essere
consumate cotte, ma la
parte più importante
della pianta sono i frutti,
molto piccoli e quindi
spesso impropriamente
chiamati semi, usati per
conferire un caratteristico
gradevole aroma a piatti
di carne, in particolare
le carni grasse, a piatti
di pesce, a minestre,
formaggi, pane, biscotti
e torte, alle verdure
conservate sotto aceto
ed ai salumi.
Plinio asserisce che l’impiego
del Carvi è fondamentale
nell’arte culinaria.
Il Mattioli nel 1557 scrive
“È il suo
seme assai in uso appresso
à i Tedeschi per
metter nel pane, &
in assai lor condimenti
de cibi.” Gli ebrei
osservanti nel giorno
festivo di shabbat mettono
in tavola il chale, pane
kasher, cioè ritualmente
puro, a forma di treccia,
bianchissimo, con semi
di Cumino.
Gli inglesi preparano
con i frutti del Cumino
dei prati una loro tradizionale
torta.
Una ermetica ricetta del
Trecento insegna: “Se
vuoi solcio (condimento)
d’estate. Togli
la carne cotta e fredda,
mettivi cipolla maligia
tagliata in quartieri,
polvere di comino, buono
aceto e farina fatta la
mattina per la sera”
Il gastronomo romano Apicio,
che la leggenda dice si
suicidò per il
terrore della miseria
e della fame, quando si
rese conto che il suo
patrimonio ammontava solo
più a dieci milioni
di sesterzi, nella sua
famosa raccolta intitolata
De Re Coquinaria, riporta
la ricetta della poppa
di scrofa ripiena, aromatizzata
con il Carvi. |
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