| Coriandrum
sativum L. |
| Genere
(specie) |
| Apiaceae
(Umbelliferae) |
 |
| Sinonimi: |
Coriandrum majus, Coriandrum testiculatum,
Atrema testiculatum, Bifora lourenii,
Selinum coriandrum. |
 |
| CORIANDOLO |
 |
| Altri
nomi comuni e regionali: |
Erba
cimicina, Pitartòla, Prezzemolo
cinese Dialetti savonesi: Colandro |
| |
|
| |
|
 |
Ai
frutti del Coriandolo
sono state, nel tempo,
attribuite, con la consueta
ottimistica abbondanza,
proprietà antisettiche,
aromatizzanti, antispasmodiche,
carminative, digestive,
euforizzanti, profumanti,
stimolanti, stomatiche,
vulnerarie.
In altre epoche si riteneva
il Coriandolo efficace
per guarire la peste
e l’epilessia
e per rendere indolore
il parto, scuole contrarie
però lo indicavano
come velenoso, ed è
pur vero che l’essenza
ottenuta per distillazione
dai frutti di Coriandolo
ha effetti inebrianti
sull’uomo. Entra
anche nella composizione
di unguenti per massaggi
antidolorifici e di
alcuni preparati medicinali,
per correggerne il sapore.
Dioscoride dice che
il Coriandolo aumenta
lo sperma, ma mangiato
in gran quantità
fa uscire di senno.
Ippocrate gli attribuisce
proprietà narcotiche.
Plinio riporta, non
sempre condividendoli,
rimedi del suo tempo:
succo di Coriandolo
per bagnare le orecchie
gonfie e poterle meglio
curare, ad esempio instillandovi
grasso di rana; Coriandolo
con testicoli o vulva
di donnola, invece,
nei casi di epilessia.
|
 |
 |
 |
|
|
|
|
| |
 |
| |
|
 |
| Nel
pdf: |
 |
 |
|
Uso
decorativo
Altri usi
Area di diffusione
Impiego nella
cosmesi |
|
 |
 |
 |
|
|
 |
 |
 |
|
|
| |
|
 |
Se
ne utilizzano principalmente
i frutti, tanto piccoli
da essere impropriamente
chiamati semi. Le foglie
fresche, nonostante il
loro odore penetrante
non troppo gradevole,
alcuni dicono di “cimice”,
sono usate in insalate
dalle popolazioni del
medio oriente.
I frutti, essiccati, dal
forte ma gradevole sapore
aromatico, trovano largo
impiego nella preparazione
di salse, di dolci, biscotti
e focacce. Gli Olandesi,
ma non solo loro, preparano
con il Coriandolo un particolare
tipo di pane. Confetti
di semi di Coriandolo
compaiono nei ricettari
rinascimentali in uso
presso le comunità
ebraiche italiane.
Il Coriandolo è
uno delle erbe aromatiche
usate per la preparazione
dell’epityrum,
un condimento, di origine
greca, a base di olive,
molto apprezzato
dagli antichi romani con
i formaggi, di cui Catone
riporta fedelmente la
ricetta: olive verdi e
mature, senza nocciolo,
tritate con olio, aceto,
coriandolo, cumino, finocchio,
ruta e menta. Sempre gli
antichi romani usavano
il Coriandolo per cucinare
l’aragosta arrosto
e per preparare una salsa
per condire i tartufi.
L’uso del Coriandolo
in cucina era però
noto già agli antichi
egizi.
Dalla seconda metà
del Quattrocento il famoso
cuoco Maestro Martino
(Martino de Rubeis) ha
tramandato una sua ricetta
“per fare coppiette
(sorta di spiedini) al
modo romano”
nella quale ricorda di
insaporire il piatto di
carne con “un
pocho de sale et de pitartema,
cioè il seme de
coriandri …”
Il Coriandolo è
indicato per cucinare
la lampreda in una ricetta
portoghese della fine
del Cinquecento, riportata
dallo storico genovese
Rebora. |
 |
 |
 |
|
|
| |
|
|