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Già nota agli antichi egizi, che la tenevano per pianta
sacra al dio sole Rà, usata da Ippocrate, Galeno e Dioscoride,
citata nei Capitolari di Carlo Magno, la
Camomilla è forse il più popolare tra i rimedi della
medicina popolare, che gli attribuisce proprietà antiallergiche,
antinevralgiche, antinfiammatorie, antispasmodiche,
carminative, decongestionanti, diaforetiche,
digestive, emmenagoghe, emollienti, idratanti,
sedative, stomachiche, toniche.
Infusioni, decotti, macerazioni, clisteri, estratti, tinture
e quant’altro a base di Camomilla aiutano la digestione;
curano l’insonnia, l’eccitazione nervosa e gli
stati depressivi; leniscono scottature, infiammazioni,
dolori reumatici, mal d’orecchie, mal di denti, mal di
gola, disturbi di stomaco, aerofagia, mal di fegato, dispepsie,
coliti; scacciano i vermi intestinali e si ritengono
perfino utili contro le febbri malariche.
Anche la farmacopea ufficiale riconosce pregi e virtù
dell’umile Camomilla: il Ricettario Fiorentino del
1789 annovera un elettuario antifebbrile a base di china
e fiori di Camomilla.
Per la sua azione calmante nei casi di isterismo e dolori
mestruali, la Camomilla è stata anche chiamata “rimedio delle donne”; Ippocrate, considerandone le
proprietà ipnotiche, la ritiene utile per alleviare i dolori
del parto. Il medico romano Castore Durante, nel
XVI secolo, dice della Camomilla: “… risolve, digerisce, mollifica, mitiga i dolori, è antispasmodica
nei dolori della vescica e dell’utero, dei reni e del
ventre, è antiepilettica, vulneraria e febbrifuga.”.
Il napoletano Donzelli, circa un secolo più tardi, scrive
che l’acqua di Camomilla “provoca i mestrui, caccia
il feto morto, … mitiga i dolori dell’utero, astringe le gengive
sanguinolenti, contempera le febbri, ed i dolori del capo”
e l’olio di Camomilla “è quasi benedetto per li giovamenti … robora tutte le parti nervose, e seda i dolori anche
de i nervi”.
Pietro Andrea Mattioli, senese, riportando e commentando
i libri di Dioscoride, scrive nel 1557 a proposito “dell’Anthemide, ciò è Camamilla: … bevuta la loro
decottione, overo sedendovisi dentro, provoca i mestrui,
il parto e l’orina, & le pietre delle reni, bevesi ne i dolori de
i fianchi, & nelle ventosità: giova à trabocco di fiele, & à i
difetti di fegato … applicate sanano le fistole de gli occhi.
Masticate sanano l’ulcere della bocca. Usanle alcuni con
olio ne i cristeri …” Ancora Dioscoride cita la Camomilla
polverizzata come medicina efficace per il
morso delle vipere, con altri rimedi del tempo come,
ad esempio, sterco di capra impastato col vino.
Resta il dubbio se la pianta in questione sia effettivamente
l’attuale Camomilla comune (Matricaria
chamomilla) o piuttosto la Camomilla romana (Anthemis
nobilis).
Con infusi di Camomilla ben caldi, per provocare abbondante
sudorazione (fino a quindici tazze a distanza
di pochi minuti), e drastici purganti (24 dosi in 12
ore!), verso la metà del XIX secolo è stata sperimentata
una cura per il colera, pare con buoni risultati.
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