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L’Assenzio,
apprezzato fin dai tempi
più antichi per
le sue proprietà
terapeutiche, nel XIX
secolo diventa più
noto per gli effetti
tossici di uno dei componenti
il suo olio essenziale,
il tujone,
responsabile dell’intossicazione
detta absintismo,
alla quale andarono
soggetti per i loro
eccessi i forti bevitori
del liquore di assenzio,
in gran voga in quei
tempi soprattutto in
Francia ad opera del
movimento letterario
degli scapigliati.
Opinionisti dell’epoca
avevano attribuito all’abuso
di liquori d’Assenzio
lo stato di esaltamento
politico in cui si trovavano,
in allora, le masse
in Francia! Celebre
personaggio dedito all’assenzio
fino alla dipendenza
fu il pittore Vincent
van Gogh.
Usato nel modo giusto
l’Assenzio, oggi
impiegato
nell’industria
delle bevande, analcoliche
ed alcoliche, in particolare
per la preparazione
dei vermouth, in forma
di infuso, decotto,
tintura o vino aromatizzato,
eccita l’appetito
e favorisce la digestione
stimolando lo stomaco
ed il fegato. Nelle
stesse formulazioni
gli vengono anche attribuite
dalla medicina popolare
proprietà antisettiche,
emmenagoghe, febbrifughe.
L’antica medicina
cinese impiegava foglie
di Artemisia nell’ignipuntura
o moxibustione,
realizzandone piccoli
coni di polvere che
erano bruciati a contatto
con la pelle, per provocare
calore localizzato ed
ottenere un effetto
di stimolazione affine
all’agopuntura.
L’Assenzio in
forma di clistere combatte
i vermi intestinali,
come cataplasma, per
uso esterno, gli si
accreditano proprietà
vulnerarie che favoriscono
la guarigione di ferite
e piaghe ed è
anche impiegato contro
le ecchimosi, gli essudati
superficiali e le paralisi.
Plinio assicura l’effetto
lassativo dell’Assenzio
con fiele di toro, preparato
come supposta.
Ippocrate prescrive
alla donna che non riesce
a restare incinta, bagni
di vapore con Artemisia,
alloro, segatura di
legno di cedro ed urina
di toro, seguiti da
lavaggi con Artemisia
ed alloro in acqua calda
ed un pessario di lana
con Artemisia in vino
bianco. Dopo tre giorni
di questa cura la donna
può unirsi al
marito. Non è
però certo che
in questo caso si tratti
di A. absinthium,
piuttosto che di qualche
altra specie di Artemisia.
In epoca antica si tentava
di combattere la malaria,
piaga endemica dell’Agro
Romano, con vino amaro
medicato con Assenzio.
In epoca medioevale
l’Assenzio era
ritenuto una vera panacea,
buona per guarire tutti
i mali: dallo scorbuto
alla scrofola, dall’epilessia
ai reumatismi, dall’idropisia
all’anemia, dall’anasarca
(edema sottocutaneo)
alla gotta, dall’itterizia
alla diarrea, dalla
clorosi alla pirosi
ecc. ecc., con molta
abbondanza e grande
fiducia.
L’ignoto autore,
citato da Ernesto Riva,
del Codex Belluninsis,
un erbario degli inizi
del XV secolo, ricorda
che, subendo l’Artemisia
l’influsso astrale
dello Scorpione, deve
essere raccolta tra
ottobre e novembre,
quando il sole entra
in quella costellazione.
Nel Libro della
natura di Corrado
di Megenberg, pubblicato
intorno al 1350, è
citato il caso di un
uomo che per aver bevuto
il succo di Assenzio
riuscì a guarire
dopo un avvelenamento
da funghi, campando
poi fino a cento anni!
Il succo di Artemisia
con miele era impiegato
in epoca medioevale
per guarire ulcere e
pustole.
Trattati di medicina
del settecento assicurano
che lo sciroppo di Assenzio
“corrobora
lo stomaco, aiuta la
digestione, promuove
l’evacuazioni
sanguigne delle donne,
ed ammazza i vermi”.
Da dotte dissertazioni
del Medico senese Mattioli,
risalenti al XVI secolo,
pare di capire che tra
i più antichi
autori (Dioscoride,
Galeno, Plinio ed altri),
vi fosse contrasto di
opinioni sulla distinzione
tra diverse specie di
Artemisia, l’Assenzio,
la Camomilla romana
(Anthemis nobilis),
il Tanaceto ed altre
piante ancora. “Un
rimedio di niun costo
(contro la mosca cavallina)
e alla portata di tutti
è quello dell’artemisia,
pianta che si trova
dappertutto in abbondanza
allo stato selvatico.
Se ne faccia una infusione
a freddo, se ne lavi
la povera bestia (cavallo,
mulo o asino), e l’insetto
tosto scomparirà.
Questo rimedio è
ottimo contro un altro
insetto … quale
si è il culex
pipiens, volgarmente
zanzara.”
Così negli atti
della Inchiesta agraria
Jacini, edita nel 1883,
al capitolo igiene del
bestiame, nelle relazioni
inerenti le provincie
di Porto Maurizio e
Genova. |
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