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Negli
anni Cinquanta era attivo
un servizio di trasporto
con carri merci.
Ci
fu un periodo, a cavallo
degli Anni Cinquanta
e Sessanta, in cui funzionava
un efficente servizio
trasporto tramite vagoni
ferroviari che, caricati
su rimorchi bassi, con
piccole ruote che poggiavano
su quattro assi, venivano
trascinati da un trattore
sino all'ingresso dei
magazzeni ove avvenivano
le operazioni di carico
e scarico. Oggi, a oltre
un terzo di secolo da
quell'esperienza, il
trasporto di derrate
ortofrutticole tramite
i binari è praticamente
scomparso e una soluzione
intelligente, come quella
di cui parliamo, è
stata ben presto abbandonata.
Si continua a parlare
della necessità
di decongestionare le
autostrade dai TIR usando
maggiormente la ferrovia
ma il risultato, nel
concreto delle cose,
è esattamente
il contrario.
Quegli enormi carrelloni
che facevano sfilare
per le vie albenganesi
i carri merci ferroviari,
sono un ricordo per
chi era ragazzo alla
fine dell'ultima guerra.
Di questo periodo e
della positività
di quell'esperienza
nel parliamo con il
cavaliere del Lavoro
Pier Luigi Noberasco,
che ha da poco compiuto
i novant'anni ( cogliamo
l'occasione per formulare
auguri di cuore da parte
dell'Ortofrutticola).
Ricorda Noberasco: «Un
tempo la merce arrivava
e partiva da Albenga
tramite la ferrovia.
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Faceva parte del nostro
lavoro di esportatori
di ortofrutticoli recarci
alla «Piccola»,
così come veniva
chiamata la stazioncina
della «Piccola
Velocità»,
meno di cento metri
dalla stazione attuale
in direzione nord. Ci
andavamo o con mezzi
propri o, prima della
motorizzazione, con
i 'tamagni' a quattro
ruote». Quel tipo
di trasporto aveva come
protagonisti la famiglia
Radini, costituita da
Riccardo, Attilio e
Bruno (quest'ultimo
oggi ottantasettenne,
mentre i primi due sono
da tempo scomparsi).
I Radini, originari
della provincia di Verona,
erano soprannominati
«I Pirati»
perché non conoscevano
soste al lavoro sia
di giorno che di notte
(al chiaro di luna trasportavano
sabbia
dal greto del Centa
ad Alassio con i carri
chiamati «tumbarelli».
I Radini, la cui seconda
generazione continua
in parte il mestiere
dei padri passando tuttavia
dalla briglia dei cavalli
al volante di grandi
camion, lavorarono sino
alla fine degli Anni
Cinquanta, quando appunto
il trasporto con i camion
impose la legge del
progresso.
Continua Noberasco:
«Prima ancora
dei Radini c'era Balzarotti
che con i suoi 'tamagnoni'
svolgeva
il servizio di consegna
della merce con la cosiddetta
'resa a domicilio' per
trasporti a collettamente
(cioè non con
un unico tipo di merce
ed un unico destinatario).
Il servizio con i carri
ferroviari trasportati
direttamente sui luoghi
di produzione era un
sistema efficiente.
Bastava prenotare per
tempo e tutto si svolgeva
con precisione ed efficacia».
Certo, la fretta se
non la frenesia dei
nostri giorni rende
poco appetibile un servizio
che richiede tempi lunghi
di programmazione. Ma
ciò non esclude
che certi tipi di trasporti
possano ancora oggi
essere effettuati sui
binari, anche per consentire
di decongestionare il
traffico su gomma che,
malgrado lo sviluppo
della rete autostradale
italiana ed europea,
deve affrontare i problemi
connessi alla scorrevolezza
delle vie di comunicazione.
Ripensando quindi a
quei carri che con grande
lentezza attraversavano
Albenga c'è oggi
da ritenere che col
passare degli anni,
in alcuni settori, invece
di andare avanti si
va indietro.
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