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Le serre: dalla prima comparsa al vero «boom»
 
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12 ottobre 1941: nasce L'Ortofrutticola
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Le serre: dalla prima comparsa al vero "boom"
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Avevano all’interno una stufa con caldaia da cui uscivano tubazioni in ghisa.

Hanno fatto la loro comparsa nella verde Piana albenganese immediatamente dopo il primo conflitto mondiale. Era il lontano 1920. Furono, sembra, ideate in America ed «importate» in Italia. Il loro numero si contava sulle dita della mano e la loro insolita struttura tutta legno e vetri destava lo stupore della maggior parte degli orticoltori ingauni. Erano le «Stüfe», le prime serre, le antenate delle moderne strutture in alluminio o plexiglas e vetri che hanno ricoperto una buona parte dei terreni agricoli del nostro comprensorio.
«Erano poche decine ed appartenevano agli agricoltori più facoltosi che per primi venivano a conoscenza delle innovazioni tecnologiche – ricorda Gino Michero, stimato floricoltore di San Fedele, vice presidente provinciale della Confederazione Italiana Agricoltori – Avevano una struttura simile a quella delle odierne serre ed erano costituite da vetrine in formati standard con cornici in legno e vetro. Al loro interno era presente un rudimentale apparato di riscaldamento a carbone. C’era l’imponente stufa con caldaio dalla quale si dipartivano tubi in ghisa dello spessore di circa 20 centimetri che percorrevano il perimetro della serra». Nelle Stüfe che nel 1921 erano circa una trentina, gli agricoltori albenganesi coltivavano quasi esclusivamente pomodori con un preciso obiettivo: quello di anticipare la produzione, vendere il prodotto come primizia alzando così il suo prezzo di commercializzazione.

Dice Michero: «I tubi erano messi a dimora nel terreno riscaldandolo e accelerando e accelerando di parecchi giorni la nascita del pomodoro e la sua maturazione. A far funzionare la stufa ci pensava un fochista che aveva le stesse mansioni di un conducente di un vecchio locomotore a vapore. Doveva, infatti, per tutta la notte stipare carbone nella stufa per mantenere la temperatura sempre allo stesso livello. E, per svolgere la sua mansione, durante l’inverno il fochista era costretto a dormire nella serra vicino alla stufa che doveva ricaricare ad orari prestabiliti».
L’arrivo delle prime serre non coincide però con il vero boom che c’è stato con il passaggio dall’orticoltura alla floricoltura, avvenuto agli inizi degli anni ’80. Fu quindici anni fa che si rese veramente necessario ottenere un ambiente riscaldato e protetto dalle intemperie per procedere alle coltivazioni di margherite, geranei, ciclamini, insomma tutta la produzione floricola presente attualmente nella Piana. E fu in quegli anni che il legno delle cornici dei moduli in vetro venne sostituito con i più moderni plexiglas ed alluminio e che fecero la loro comparsa le economiche serre a tunnel caratterizzate dall’adozione di fogli plastici al posto delle normali vetrate. Attualmente le serre presenti nella Piana albenganese son ben novemila.