Avevano
all’interno una stufa
con caldaia da cui uscivano
tubazioni in ghisa.
Hanno
fatto la loro comparsa nella
verde Piana albenganese immediatamente
dopo il primo conflitto mondiale.
Era il lontano 1920. Furono,
sembra, ideate in America
ed «importate»
in Italia. Il loro numero
si contava sulle dita della
mano e la loro insolita struttura
tutta legno e vetri destava
lo stupore della maggior parte
degli orticoltori ingauni.
Erano le «Stüfe»,
le prime serre, le antenate
delle moderne strutture in
alluminio o plexiglas e vetri
che hanno ricoperto una buona
parte dei terreni agricoli
del nostro comprensorio.
«Erano poche decine
ed appartenevano agli agricoltori
più facoltosi che per
primi venivano a conoscenza
delle innovazioni tecnologiche
– ricorda Gino Michero,
stimato floricoltore di San
Fedele, vice presidente provinciale
della Confederazione Italiana
Agricoltori – Avevano
una struttura simile a quella
delle odierne serre ed erano
costituite da vetrine in formati
standard con cornici in legno
e vetro. Al loro interno era
presente un rudimentale apparato
di riscaldamento a carbone.
C’era l’imponente
stufa con caldaio dalla quale
si dipartivano tubi in ghisa
dello spessore di circa 20
centimetri che percorrevano
il perimetro della serra».
Nelle Stüfe che nel 1921
erano circa una trentina,
gli agricoltori albenganesi
coltivavano quasi esclusivamente
pomodori con un preciso obiettivo:
quello di anticipare la produzione,
vendere il prodotto come primizia
alzando così il suo
prezzo di commercializzazione.
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Dice
Michero: «I tubi erano
messi a dimora nel terreno
riscaldandolo e accelerando
e accelerando di parecchi
giorni la nascita del pomodoro
e la sua maturazione. A far
funzionare la stufa ci pensava
un fochista che aveva le stesse
mansioni di un conducente
di un vecchio locomotore a
vapore. Doveva, infatti, per
tutta la notte stipare carbone
nella stufa per mantenere
la temperatura sempre allo
stesso livello. E, per svolgere
la sua mansione, durante l’inverno
il fochista era costretto
a dormire nella serra vicino
alla stufa che doveva ricaricare
ad orari prestabiliti».
L’arrivo delle prime
serre non coincide però
con il vero boom che c’è
stato con il passaggio dall’orticoltura
alla floricoltura, avvenuto
agli inizi degli anni ’80.
Fu quindici anni fa che si
rese veramente necessario
ottenere un ambiente riscaldato
e protetto dalle intemperie
per procedere alle coltivazioni
di margherite, geranei, ciclamini,
insomma tutta la produzione
floricola presente attualmente
nella Piana. E fu in quegli
anni che il legno delle cornici
dei moduli in vetro venne
sostituito con i più
moderni plexiglas ed alluminio
e che fecero la loro comparsa
le economiche serre a tunnel
caratterizzate dall’adozione
di fogli plastici al posto
delle normali vetrate. Attualmente
le serre presenti nella Piana
albenganese son ben novemila.