Alla
fine degli anni Sessanta nasce
la nuova sede di via Dalmazia
Nello
spazio dedicato alla storia
dell’agricoltura del
numero di febbraio abbiamo
ripercorso seppur in modo
sintetico le vicissitudini
che l’hanno caratterizzata
dal 1700 fino al 1924.
Vogliamo in questo numero
proseguire il racconto.
A dodici anni circa dalla
fondazione della Federazione
Agricola Anonima Cooperativa
serpeggia in un folto gruppo
di soci dell’azienda
ingauna un sentimento di malcontento
e di ribellione nei confronti
di un modo di gestire il consorzio
agrario provinciale (di cui
faceva parte la Federazione)
troppo autoritario e lesivo
nei confronti dell’operato
della maggioranza dei contadini
albenganesi che rappresentavano
e rappresentano ancora tutt’oggi
il perno principale e trainante
del comparto agricolo del
savonese. Sentimento che si
traduce nel giro di breve
tempo nella concreta decisione
di abbandonare la Federazione,
di uscire per fondare una
nuova azienda di tipo cooperativo
fortemente radicata nel comprensorio
albenganese e finalizzata
a tutelare l’interesse
dei contadini della Piana.
 |
E
fu così che, il 12
ottobre 1941 presso la segreteria
interprovinciale di Savona,
viene firmato il documento
di nascita della Società
anonima cooperativa l’Ortofrutticola
che viene ospitata in un antico
ma prestigioso palazzo di
via Trieste denominato Tenbien
(dove, fino a qualche anno
fa, era presente la sede della
Coop prima del suo trasferimento
presso il palazzo Le Serre
di via Piemonte nella periferia).
Alla Cooperativa Ortofrutticola
aderisce la quasi totalità
dei contadini albenganesi
che danno un forte impulso
allo sviluppo del comparto
agricolo spronando l’attività
gestionale del primo presidente
del sodalizio ingauno che
è Giuseppe Vazio.
L’Ortofrutticola viene
denominata FACA (Federazione
Agricola Cooperativa Albenganese).Da
via dei Mille si ritrasferisce
nella sede della Federazione,
in quella che oggi è
piazza Corridoni. Le lunghissime
file di carri in attesa della
pesatura nel piazzale retrostante
l’attuale cinema Astor
giungono addirittura al di
là del ponte in ferro
sul Centa.
Passata la buffera bellica
e archiviato anche il periodo
della Ricostruzione Nazionale,
per la Cooperativa in espansione
la vecchia sede, che la gente
chiama «A Federasiun»,
incomincia a diventare stretta.
Si inizia allora a parlare
di trasferimento. Verso la
fine degli anni Sessanta,
presidente il benemerito Luigi
Gin Bruzzone, si decide l’edificazione
in via Dalmazia. Tutta la
pratica viene affidata, per
i finanziamenti CEE, alle
capacità del dottor
Franco Ugo che riesce ad ottenere
i fondi. All’inizio
degli anni Settanta la nuova
sede è una realtà.