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Furono mesi di folle ricchezze
 
Vazio: il fondatore dell'Ortofrutticola
12 ottobre 1941: nasce L'Ortofrutticola
1941: nasce la cooperativa L'Ortofrutticola
Grandine: la "notte nera d'Albenga"
Le serre: dalla prima comparsa al vero "boom"
E le paludi si trasformarono in campi...
Furono mesi di folli ricchezze
Il Centa e la sua storia millenaria
Quando le ferrovie funzionavano ...
 
Al ternime della guerra il prezzo dell'olio d'oliva andò alle stelle.

Ci fu un momento in cui i produttori di olio d'oliva delle vallate albenganesi erano ricchissimi, e spendevano e spandevano come magnati dell'industria americana. Veri e propri nababbi, di tipo casareccio, che prima di uscire affondavano le mani nella cassapanca ripiena di bigliettoni di banca da mille lire, veri e proprio lenzuoIoni di color amaranto, con i quali si permettevano ogni possibile sciecheria.
Erano i mesi luminosi e convulsi seguenti all'aprile del 1945. La guerra era da poco finita e la gente aveva voglia di vivere. Per una fase congiunturale, assolutamente anomala nella storia secolare dell'olivo in Liguria, il prezzo dell'olio era salito alle stelle. Non c'era più la «borsa nera» (il mercato parallelo e clandestino rispetto a quello ufficiale regolato dalle tessere) ma la gente faceva ancora a gara per riuscire ad accaparrarsi cibi prelibati, di cui ci si era dovuti privare durante quella follia collettiva che fu la guerra. Per questo motivo la richiesta di olio d'oliva era salita oltre le stelle e il rapporto fra un litro di olio e il costo della giornata lavorativa del contadino (che nei secoli era rimasta compresa fra 1 a 0,4 e 1 a 0,75) era letteralmente impazzito poiché un litro di distillato di olive bastava a pagare anche 1 0 o 20 o ancor più giornate lavorative.
Fu una fiammata, durata lo spazio radioso di alcuni mesi. Ma non perciò meno importante e singolare.
I neoricchi dell'olio, soprattutto nella vallata del Lerrone, si permettevano grandi spese. Per divertirsi facevano venire da Savona (e da oltre) orchestrane che si esibivano nelle loro case e sulle aie. Con i primi te
lefoni del dopoguerra chiamavano i taxisti albenganesi per farsi scorazzare per tutta la giornata. Ci fu chi ingaggiò, a colpi da 100 mila lire (decine di milioni di oggi), i pittori genovesi più apprezzati per farsi affrescare le proprie case. I banchetti poi sono ancora ricordati come fiabesche e sanguigne abbuffate, con risvolti ed eccessi anche di altra natura che non quella legata alla gola.

La tradizionale parsimonia dei contadini dell'entroterra sembrava in quei mesi folli portata via dal ritrovato piacere della vita dopo il bagno di lerce nefandezze (uccisioni, morti, torture, delazioni, vendette, rastrellamenti, fucilazioni, bombardamenti ciechi e furibondi) dei mesi che portarono dall'8 settembre 1943 sino a quel 25 aprile di liberazione. A chi aveva vissuto con la morte fuori dalla porta non importava tanto risparmiare e mettere i bigliettoni da mille lire sotto il mattone quanto appunto godersi la vita ritrovata.
Fu una stagione di cicale che cantarono per alcuni brevi ma intensi mesi. E vennero anche le amanti (come avevano i ricchi capitalisti di allora), ci furono gare a
chi era più munifico.
Gli alberi di olivo guardavano imperturbabili, come imperturbabile è la natura e il corso inarrestabile del tempo.
Quegli olivi sapevano che la festa sarebbe finita e che si sarebbe ritornati ad oscillare fra periodi in cui l'olio «rendeva» e periodi in cui era meglio usare il legno degli olivi per ardere e ricavare ortofrutteti (quando c'era la possibi
lità di portare l'acqua). La crisi che dovette affrontare l'olivicoltura proprio all'inizio del secolo aveva portato alla distruzione di chilometri e chilometri di fasce olivate, poiché l'olivo era tornato ad essere la pianta dei poveri, dei sudori, delle speranze tradite, delle attese umiliate.
Ma gli olivi se ne sono rimasti saldi, con le radici sprofondate nella terra, certi che l'anomalia si sarebbe ben presto ricomposta e la convenienza si sarebbe nuovamente misurata con un rapporto ragionevole e biologico fra litro d'olio e costo della giornata di un lavorante (ricordate le celebri raccoglitrice «sasselline», provenienti dalla zona del Sassello, apprezzate non solo cone lavoratrici ma anche come attrazione per tutti i maschi del comprensorio).
Quei pochi mesi di «grandeur» sono ricordati come una favola dai settantenni, allora ventenni, spesso snobbati e non presi sul serio dai giovani di oggi che, a ragion veduta, dubitano di quell'oasi di abbondanze e di stupende sregolatezze.