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Progetto dimostrativo 2001/2003 #5
 
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ARTICOLI
Piante officinali: sono pronti i risultati
 
 
Impiego di tecniche agronomiche ecocompatibile su specie officinali di largo interesse nella zona di Albenga per l’ottimizzazione della riproduzione agamica di materiale vivaistico.

 

Introduzione al Progetto

In Italia, le piante officinali non sono mai state oggetto di studi approfonditi, probabilmente perché come comparto produttivo non risulta importante, anche se si tratta di un business che vale 800 miliardi in lire italiane, che arrivano a 1100 se si considerano anche la cosmetica naturale e l’omeopatia. Negli ultimi anni però si è iniziato a rivolgere particolare attenzione alla possibilità di incentivare la coltivazione di piante officinali, per favorire la diversificazione della produzione agricola mediante nuovi indirizzi produttivi. La coltivazione delle officinali può contribuire ad integrare il reddito delle aziende esistenti e portare a nuove iniziative con possibilità di impiego soprattutto per i giovani. Gli areali di coltivazione delle officinali si stanno sviluppando in molte aree marginali ed in tale contesto queste produzioni sono doppiamente opportune. Esse infatti forniscono prospettive economiche interessanti per gli operatori agricoli e permettono di garantire un minimo di presidio umano in aree idrogeologicamente a rischio.

La crescita del settore è sostenuta dalla rispondenza che lo stesso ha nei confronti degli obiettivi di sviluppo di un’agricoltura sostenibile perseguiti dall’Unione europea. Le piante officinali, proprio grazie alla loro rusticità e al loro uso peculiare, si prestano meglio di altre colture ad essere coltivate secondo i dettami di un’agricoltura ecocompatibile e biologica così come disciplinato dai Regolamenti UE 2078/92 e 2092/91, quest'ultimo specifico per le produzioni biologiche. Inoltre, la coltivazione delle officinali, permettendo una diversificazione delle attuali produzioni agricole, risulta in sintonia con il Regolamento 2085/93 che stabilisce di finalizzare parte dei finanziamenti alla “riconversione, diversificazione, riorientamento e adeguamento del potenziale della produzione, comprese le produzioni di prodotti agricoli non alimentari” (AA.VV., 2000). Nonostante le piante officinali siano coltivate e commerciate da secoli, si conosce ben poco delle loro esigenze colturali e delle loro produzioni, e le informazioni tecniche disponibili per il coltivatore sono scarse. Con la crescita delle industrie che trattano questi prodotti, è sempre più necessaria un’accurata informazione per la coltura delle piante officinali, al fine di ottimizzarne la produzione. In particolare per il rosmarino studi effettuati in Ungheria mettono in evidenza notevolissime differenze di produzione di sostanza verde fresca a seconda delle condizioni pedoclimatiche di produzione, arrivando a registrare differenze di tre volte tanto.

Cemiva impianto di nebulizzazione
automatica

Uno dei motivi per cui i coltivatori dimostrano poco interesse per le piante officinali è senz’altro dovuto alla scarsità d’informazione e di aggiornamento tecnico nel settore. La carenza di conoscenze necessarie per effettuare in modo corretto le scelte relative alle migliori tecniche di coltivazione è attualmente un problema molto sentito in tutta Italia. I risultati dei lavori di ricerca compiuti in molti Paesi ed il bagaglio di esperienze acquisite sull'impiego di tecniche moderne ed economiche potranno essere adattati anche ai nostri ambienti, con risultati senz'altro positivi.
Il settore delle piante officinali è in forte espansione e richiede sempre più competenze e studi per la razionalizzazione della coltivazione. La riuscita della propagazione è una delle esigenze basilari degli utilizzatori delle piante poiché la germinazione dei semi di molte specie officinali risulta spesso al disotto della soglia del 50%. Questa percentuale è inaccettabile per la maggior parte delle specie coltivate in coltura intensiva, ma viene considerata quasi inevitabile per le specie officinali, per la loro peculiarità di specie poco selezionate, o importate da altri areali, o semplicemente perché botanicamente appartenenti a famiglie con scarsa germinabilità.
La tecnica della moltiplicazione per talea presenta molti vantaggi per le piante poiché in poco spazio e da un numero limitato di piante si possono ottenere molte nuove piante. E’ un metodo semplice, rapido e poco costoso. Non vi è il problema della compatibilità col soggetto o della scarsa affinità come nell’innesto, e rappresenta una delle alternative agronomiche più semplici per supplire al problema della scarsa germinabilità.
La moltiplicazione vegetativa è usata soprattutto quando i semi si ottengono con notevole difficoltà, quando la germinabilità è scarsa, oppure quando i caratteri della specie coltivata non si riproducono con fedeltà a mezzo del seme.

Cemiva vista bancali

I metodi di moltiplicazione agamica più usati per le piante officinali sono essenzialmente due: la talea e la divisione (del cespo, del rizoma, ecc.).
La talea è basata sul fatto che parti legnose o erbacee della pianta, contenenti fasci fibrovascolari, possono produrre radici una volta poste nel terreno, in particolari condizioni di calore ed umidità. Le talee legnose vanno effettuate in un periodo di riposo vegetativo delle piante (ottobre - marzo) individuando parti legnose della stessa e interrandole per i 2/3 della lunghezza in un terreno soffice, umido e permeabile. Le foglie basali vengono eliminate, mentre le altre si lasciano in modo da permettere le loro funzioni fisiologiche e favorire l’emissione di radici; esse radicano all’aperto.
La preparazione di talee legnose è l’unico modo di moltiplicazione di ibridi come il lavandino (Lavandula officinalis Chaix, Lavandula vera D.C., Lavandula var A Linneo); l’operazione è effettuata in estate inoltrata usando getti laterali non fioriti di circa 10 cm di lunghezza da prelevarsi da giovani piante madri di due o tre anni. Altre officinali che possono essere moltiplicate per talea sono il timo e la salvia.
Per favorire la radicazione delle talee si usano ormoni vegetali come IBA (Indole-3-Butyric Acid) allo 0,5 % trapiantando le piantine radicate in un adeguato terreno sterilizzato, misto a sabbia (Lugani 1985).
La problematica relativa alla radicazione delle talee riveste notevole importanza nella Piana di Albenga, dove molte specie officinali sono coltivate in vaso pronte per la vendita.
Questo progetto si propone di applicare la tecnica di propagazione per talea sulle piante officinali al fine di valutare come la qualità e la produttività delle piante cosi ottenute rispondono alle esigenze di trasformazione e commercializzazione del prodotto. L’esito positivo di tale studio potrebbe rappresentare un’alternativa di sviluppo e di miglioramento delle aree marginali dell’entroterra ligure.
L’ottimizzazione dell’epoca di impianto delle talee permetterà di ottenere piante officinali di qualità grazie ad una buona radicazione, momento che rappresenta la fase di sviluppo più delicata e difficile dell’intero ciclo colturale. Il progetto studia il processo della radicazione per talea ottenuta utilizzando fitormoni chimici e biologici al fine di confrontare il tempo medio, la qualità e la quantità di radicazione ottenute impiegando prodotti auxinici diversi. Tale studio permette di:
ottenere le piante officinali per talea garantendo una produzione elevata ed omogenea che non si ha con piante ottenute da seme
valutare la possibilità di produrre talee utilizzando fitormoni naturali compatibili con l’agricoltura biologica.

La verifica dell’efficacia degli ormoni biologici per la radicazione di talee consentirebbe la graduale diminuzione dell’impiego di ormoni chimici, con un favorevole impatto sull’ambiente.
Incentivare la coltivazione delle piante officinali viste le favorevoli condizioni climatiche della Liguria favorirebbe una diversificazione colturale della produzione ligure mediante nuovi indirizzi produttivi. L’ottimizzazione della tecnica di radicazione permetterà di migliorare le pratiche colturali adottate nella coltivazione delle piante officinali in vaso nella Piana di Albenga.