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Progetto
dimostrativo 2001/2003 #2 |
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CRESCITA,
SVILUPPO, PRODUZIONE E VALORIZZAZIONE
DELLE CULTIVAR LOCALI DI ORTAGGI
CON STRATEGIE MODERNE ED ECOCOMPATIBILI:
Tecniche agronomiche per la
valorizzazione della produzione
del tipico carciofo spinoso
"Violetto di Albenga"
e caratterizzazione della
qualità post- raccolta.
Introduzione
al Progetto
Come
attestano gli scritti di alcuni
autori antichi (De Rustica di
Columella e Naturalis Historia
di Plinio), il carciofo (Cynara
scolymus) (Fig.1) era già
conosciuto all'epoca dei Romani.
Notizie più certe sulla
sua coltivazione in Italia risalgono
al XV secolo, quando dalla zona
di Napoli, dove era stata introdotta
da Filippo Strozzi, la coltura
del carciofo si diffuse in Toscana
(Caterina dei Medici ne fu una
grande consumatrice) e, successivamente,
in molte altre regioni.
A livello mondiale, questa coltura
si estende su una superficie
di oltre 100.000 ha, da cui
si ottiene una produzione pari
a circa 1.200.000 tonnellate.
I paesi dove la coltura del
carciofo è più
diffusa sono Italia (52.000
ha), Spagna (28.000 ha), Francia
(15.000 ha), Grecia e Marocco
(5.000 ha ciascuno). In Italia
la produzione si attesta sulle
600.000 tonnellate.
L’Italia gioca un ruolo
di leader a livello mondiale
nella produzione di carciofo
senza sapere come approfittarne
commercialmente. Un maggior
supporto economico della ricerca
permetterebbe di trovare soluzioni
ai problemi antichi del carciofo.
Negli
ultimi anni è aumentato
l’interesse verso questa
specie orticola che risulta
essere la seconda per importanza
dopo il pomodoro in Italia,
la quale fornisce oltre il
40% della produzione mondiale.
E’ stato infatti evidenziato
che l’Italia, pur essendo
la prima nazione produttrice
mondiale di carciofo, risulta
essere la seconda esportatrice
dopo la Spagna. Ciò
sottolinea l’importanza
che la competenza e specificità
italiana rappresentano per
questo settore dell’orticoltura
a livello europeo e mondiale.
Negli ultimi anni è
fortemente aumentata la domanda
di informazioni su questa
composita proveniente da diverse
parti del mondo.
L’introduzione in coltura
di varietà di carciofo
in un determinato areale deve
essere però preceduta
da un oculato studio preliminare
per valutarne l’adattabilità
all’ambiente e le possibilità
di collocamento del prodotto
sul mercato. Il presente progetto
ha l’obiettivo di tipicizzare
l’antica varietà
del carciofo “spinoso
violetto d’Albenga”
per rilanciare sul mercato
un prodotto tipico della tradizione
ligure evitando il rischio
della sua estinzione. Tra
le problematiche che la coltivazione
del carciofo pone in modo
pressante va considerato prioritario
il risanamento del terreno
e del materiale di propagazione.
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| Fig. 1.
Capolino di carciofo spinoso
violetto d’Albenga) |
La presente dimostrazione
prevede la realizzazione di
una serie di rilievi qualitativi
sulla produzione di carciofo,
a livello aziendale, in modo
da valutare quali sono i parametri
morfologici e biochimici tipici
del carciofo violetto spinoso
d’Albenga.
L’impiego quasi esclusivo
di antiche cultivar e la moltiplicazione
per via agamica non ha finora
favorito la realizzazione
di un vivaismo del carciofo
così come è
avvenuto per quasi tutte le
specie orticole. A ciò
si aggiungono gli insuccessi
registrati nei tentativi di
introdurre nuove varietà
propagabili per seme e l’improponibilità
di materiale risanato in vitro
per le varietà precoci
o autunnali, che rappresentano
la parte economicamente preponderante
del comparto.
La grande produzione nazionale
di carciofo non spiega lo
scarso aggiornamento esteso
a tutto il territorio nazionale,
infatti ad oggi non si conosce
il grado di diffusione e di
concentrazione geografica
sul territorio della specie
e delle relative varietà.
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