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Progetto
dimostrativo 2001/2003 #1 |
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CRESCITA,
SVILUPPO, PRODUZIONE E VALORIZZAZIONE
DELLE CULTIVAR LOCALI DI ORTAGGI
CON STRATEGIE MODERNE ED ECOCOMPATIBILI:
Tecniche agronomiche per la
valorizzazione della produzione
del tipico asparago "Violetto
di Albenga" e caratterizzazione
della qualità post-
raccolta.
Introduzione
al Progetto
Descrizione della situazione
attuale della zona oggetto
di intervento ed esigenze/problematiche
riscontrate e nel caso di
domande di conferma una descrizione
dei risultati ottenuti nei
precedenti anni.
L'asparago (Asparagus officinalis
l.) è una monocotiledone
perennante appartenente alla
famiglia delle Liliacee. Ha
avuto origine secondo molti
autori in Asia occidentale
ed Europa, dove è stato
coltivato fin da tempi remoti.
L'ortaggio era già
noto infatti agli antichi
Egizi ed ai Romani, che trattarono
ampiamente le tecniche colturali
nei loro scritti: la coltivazione
dell'asparago in Italia viene
citata per la prima volta
dall'agronomo romano Marco
Porzio Catone nella sua opera
"De Agricoltura"
nel 200 a.C. (Falavigna, 2000).
L'asparago è oggi oggetto
di una crescente richiesta
da parte dei consumatori come
prodotto di pregio, apprezzato
per il gradevole gusto e per
l'azione diuretica, e ciò
è dimostrato da un
aumento delle importazioni
(Alvisi, 1990) e della richiesta
da parte dell'industria conserviera.
Tutto questo, unito al fatto
che l'asparago è una
coltura ad alto valore aggiunto,
dovrebbe portare l'attenzione
dei coltivatori sulle nuove
possibilità offerte
dal mercato.
La coltura in pien'aria si
concentra nell'Italia settentrionale:
Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte
posseggono quasi il 70% della
superficie e realizzano oltre
il 60% della produzione nazionale.
La coltura protetta è
particolarmente diffusa nel
meridione: in Puglia e Campania
si concentra più del
92% della superficie e l'86%
della produzione di questo
tipo di coltura. L'analisi
dell'andamento dei mercati
negli ultimi anni a livello
europeo fa ritenere possibile
un incremento della superficie
coltivata ad asparago di circa
300 ha, corrispondenti alle
importazioni di prodotto fresco
da Spagna, Grecia e Francia.
Attualmente in Italia esistono
poche, ma interessanti zone,
dove l'asparago è una
coltura di nicchia: fra queste
vi è la ristretta pianura
intorno ad Albenga (Savona),
dove si produce il pregiatissimo
asparago Violetto di Albenga.
Questa varietà di asparago,
a differenza di tutte le altre,
è tetraploide, presentando
40 cromosomi anziché
20, ed è il risultato
dell'opera di continua selezione
da parte degli agricoltori,
durante gli ultimi 4 secoli,
basata sull'intensità
antocianica e sulla dimensione
dei turioni. Esso sfrutta
al meglio le condizioni pedologiche
e climatiche dell'Albenganese,
e riesce ad essere collocato
sul mercato in periodi (e
con prezzi) estremamente favorevoli
(Piano pluriennale di sviluppo
rurale 2000-2006).
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Fig. 1.
Superficie coltivata ad
Asparago Violetto di Albenga
(anni 1936-2000) |
Secondo
i dati forniti dall'Istat (fig.
1), in Liguria la superficie
coltivata ad asparago Violetto
di Albenga è passata
dai 355 ha nel 1936 ai 10-15
ha del 2000. Le cause di questo
rapido declino sono essenzialmente
riconducibili alla non competitività
della coltura, che viene facilmente
sostituita da colture a maggior
reddito per unità di
superficie, quali specie ornamentali,
oppure che richiedono un grado
d'impegno minore in termini
di capitale anticipato e di
manodopera, come le orticole
annuali.
Negli ultimi anni la Regione
Liguria ha intrapreso in campo
orticolo una ricerca varietale,
che per ora ha portato alla
richiesta di iscrizione del
basilico nel registro previsto
dalla vigente normativa. Questa
attività è di
primaria importanza, considerando
che la maggior parte delle cultivar
ortofrutticole regionali non
è presente nei registri
delle varietà nazionali.
La creazione di un marchio per
l'identificazione dell'origine
e a garanzia della qualità
e sanità dell'asparago
Violetto di Albenga, quale il
marchio di indicazione geografica
protetta (igp),
contribuirebbe indubbiamente
ad aumentare il valore commerciale
del prodotto.
E' inoltre da considerare che
nelle aree in cui viene ancora
praticata, l'orticoltura
produttiva è orientata
verso colture tipiche o di qualità
che reggono sul mercato (asparago
Violetto di Albenga, pomodoro
"Cuor di Bue", basilico,
carciofo spinoso, cavoli e spinaci),
e che in questa prospettiva
sono interessanti, avendo ottenuto
uno spazio in alcune nicchie
di mercato. Infatti, l'orticoltura
regionale negli ultimi anni
si è di molto ridimensionata
rispetto al passato in seguito
alla massiccia riconversione
verso la produzione di fiori
e piante in vaso.
La strategia da seguire per
la specializzazione dei prodotti
deve essere rivolta all'adeguamento
delle produzioni alle esigenze
della domanda, che si fa sempre
più pressante per ciò
che riguarda la qualità:
questo tipo di mercato è
infatti di molto superiore a
quello in cui la commercializzazione
si basa sui prezzi. |
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