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La moltiplicazione della margherita
Coltivazione delle piante madri e prelievo delle talee |
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Scelta delle piante madri
Il primo e fondamentale passo è quello di disporre di materiale di partenza sano; questo deve essere controllato per garantirne la sanità riguardo a Agrobacterium tumefaciens, Verticillum, Fusarium e Tswv.
L’ideale consiste nell’acquistare le piante madri risanate presso l’I.R.P.F. di Sanremo: l’Istituto consegna talee radicate provenienti da un Nuclear Stock di piante ottenute da meristema e selezionate. Ogni talea prima di essere posta a radicare viene sottoposta ad un test per accertare l’assenza di infezioni latenti di funghi o batteri.
Al loro arrivo le talee vanno trapiantate al più presto, in quanto la perlite in cui sono state fatte radicare non è un substrato di radicazione e si dissecca in breve tempo. Riguardo all’utilizzo di piante madri provenienti dalla propria azienda, le stesse vengono scelte al momento di inizio fioritura identificandole tra le migliori dal punto di vista estetico e fitosanitario.
È importante escludere le piante che presentano foglie prezzemolate, petali tubulari o malformati nonché le piante che presentano crescita stentata e foglie gialle.
Si ricorda che è necessario controllare che sul colletto e sulle radici non vi siano tumori provocati da Agrobacterium tumefaciens.
Coltivazione delle piante madri
La coltivazione delle piante madri deve essere condotta riducendo al massimo i rischi di reinfezione:
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in vasi nuovi, del diametro consigliato di 26-30 cm, utilizzando supporti anche artigianali per isolarli dal suolo; |
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usando terricci nuovi forniti da ditte che ne garantiscano la qualità fitopatologia; |
Il substrato usato per il riempimento dei vasi deve essere ben drenante, non troppo leggero, poroso, dotato di un buon potere tampone e di buona capacità di trattenimento dell’acqua, in modo da favorire lo sviluppo di un apparato radicale sano e robusto evitando l’insorgere di fenomeni di asfissia e conseguenti collassi delle piante durante i mesi estivi. Per questo motivo è inoltre consigliabile scegliere vasi non troppo grandi, con diametro 26-30 cm, in modo da evitare pericolosi ristagni di acqua al fondo del vaso, favorevoli agli attacchi di Phytophthora (mal blu).
Durante la coltura è opportuno effettuare fertirrigazioni prevalentemente azotate (es.: concimi con rapporto N.P.K. 3:1:1) al fine di favorire al massimo la produzione di talee erbacee.
Per quanto riguarda l’irrigazione, nell’ottica della prevenzione delle malattie, è consigliabile usare gli spaghetti, evitando così schizzi d’acqua e fango sulla vegetazione, tramite i quali l’Agrobacterium tumefaciens può penetrare nelle piante sane attraverso gli stomi o le ferite, provocate dalle operazioni colturali.
Le piante vengono dapprima lasciate fiorire, quando iniziano a sfiorire si procede alla potatura ed alla messa in opera di idoneo ombraio.
L’induzione a fiore delle piante (ricordiamo che la margherita è una pianta a giorno lungo, cioè fiorisce quando le giornate si allungano) viene impedita con
un oscuramento delle piante madri con apposite reti ombreggianti. La percentuale di ombreggio per le varietà “Camilla, Europa” deve essere del 50-75%. Per le varietà nuove più rifiorenti deve essere portata ad un 90% (Eleonora ed Ottavia).
Per queste due nuove varietà, come viene consigliato dall’Istituto per la Floricoltura di Sanremo, l’ottimale per impedire l’induzione a fiore è dare alle piante madri 8 ore di luce al giorno: ciò è possibile con la copertura di film plastico nero; per evitare eccessi di temperatura è necessario tenere scoperte le piante dalle ore 10 alle ore 18 e posizionare i teli abbastanza in alto facendo in modo che, quando le piante sono coperte, dispongano di un ampio volume d’aria facente funzione da volano termico.
Le reti devono essere fissate alla struttura formata da pali di sostegno e fili di ferro, avendo cura che all’interno della stessa ci sia una buona circolazione d’aria, cosa che si può ottenere lasciando i fianchi liberi delle reti per almeno 1 metro da terra, pur avendo cura che le piante restino sempre in ombra.
Ristagni nella circolazione dell’aria, temperature elevate ed eccessi di bagnatura creano condizioni favorevoli allo sviluppo di malattie fungine (Phytophtora). Inoltre un eccessivo ombreggio accompagnato dai problemi di alte temperature ed umidità oltre che a favorire lo sviluppo dei parassiti, ostacola la fotosintesi, causando la crescita stentata della pianta che produce talee esili, filate e di scarsa qualità, le quali radicano con difficoltà.
Prelievo delle talee
È opportuno che le operazioni sulle piante (prelievo talee, cimature) siano fatte a mano, evitando l’uso di forbici o coltelli poiché spore e batteri provenienti da piante infette rimangono sulla superficie di taglio andando ad infettare la pianta successiva:operando al mattino, i germogli sono turgidi e si possono spezzare senza usare le unghie, anch’esse considerate superfici da taglio.
Riguardo alla radicazione, le talee di molte varietà non presentano particolari problemi; per aumentare la resa e ridurre i tempi di radicazione, la parte basale delle talee viene immersa in ormoni; è preferibile utilizzare le formulazioni in polvere secca in modo da evitare la diffusione di batteri attraverso la soluzione.
Le talee devono essere poste a radicare in contenitori nuovi.
È consigliabile utilizzare per la radicazione terricci insacchettati già pronti per l’uso.
È obbligatorio disinfettare l’ambiente di radicazione con Sali quaternari di ammonio (es.: Sanaser Forte al 32,5% di p.a. alla dose di 2 litri per 100 litri d’acqua, distribuendo 40 litri di soluzione per cento metri quadri di superficie). Oppure con una soluzione di ipoclorito di sodio – candeggina- alle dosi di:
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1 litro di candeggina in litri 10 d’acqua (per formulati commerciali contenenti il 5% di cloro attivo), oppure |
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1 litro di candeggina in 20 litri d’acqua (per formulati industriali contenenti il 12% di cloro attivo). |
Articolo
a cura di:
Ufficio Assistenza Tecnica “L’Ortofrutticola” e
Istituto Regionale
per la Floricoltura
di Sanremo
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