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Peronospora su Gazania rigens |
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Nel 2007 riscontrate delle alterazioni fogliari in certi tipi di asteracea
La gazania è un’asteracea
perenne originaria dell’Africa
meridionale che in genere
viene coltivata come annuale a
scopo ornamentale. Le gazanie
formano grandi rosette basali
di foglie lucide, di colore verde
scuro e, dalla primavera fino ai
primi freddi, dal centro della
rosetta di foglie si ergono numerosi
fusti carnosi, alti 15-30
cm, che portano grandi fiori
singoli, simili alle margherite,
di vari colori, dal giallo all’arancio,
al marrone, al rosso,
al rosa.
Dal punto di vista fitosanitario
le malattie fungine più comuni
a cui la gazania può essere soggetta
sono i marciumi da Botrytis
cinerea, il mal bianco da Oidium
spp. e, di recente rinvenimento,
i marciumi basali da
Sclerotinia sclerotiorum.
Nella piana di Albenga la coltivazione
in vaso di ibridi di Gazania
spp. è piuttosto diffusa e
presso un impianto di G. rigens
nel maggio del 2007 abbiamo
rinvenuto una singolare alterazione
fogliare di origine fungina.
I primi sintomi si manifestavano
sulla pagina superiore delle
foglie centrali della rosetta,
sotto forma di macchie giallastre
di forma poligonale delimitate
dalle nervature secondarie;
le foglie colpite poi tendevano
a necrotizzare e talvolta
a deformarsi. La presenza di
una rada efflorescenza biancastra
sulla pagina inferiore delle
lamine, in corrispondenza delle
macchie clorotiche, ci ha fatto
pensare ad un’infezione fungina,
per cui alcuni campioni sono
stati inviati al Laboratorio
di Patologia da Funghi e Batteri
dell’Istituto Regionale per la
Floricoltura di Sanremo.
All’osservazione microscopica
l’efflorescenza è risultata appartenere
ad una Peronosporacea
e più precisamente a Bremia
spp. in quanto presentava
caratteristici rami conidiofori,
ramificati dicotomicamente e
con le apofisi terminali allargate
a coppa, portanti conidi
ovoidali.
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Le condizioni ideali per uno
sviluppo epidemico della malattia,
si verificano in primavera
ed in autunno. In questi periodi
l’umidità relativa, che nella
notte giunge facilmente al punto
di condensa, e le temperature
adatte alla sporulazione del
patogeno, creano le condizioni
ottimali per un abbondante
produzione di conidi, e la bassa
umidità relativa del giorno
ne assicura un’adeguata dispersione.
I conidi rappresentano una
fonte di inoculo per un lungo
periodo di tempo, ma non rappresentano
la sola forma di
conservazione dell’inoculo. Infatti
il patogeno può superare i
periodi sfavorevoli al suo sviluppo
sotto forma di oospore
nel terreno.
Come per molte altre colture,
una razionale difesa dalla peronospora
deve basarsi soprattutto
sull’integrazione di diversi
metodi di controllo e pertanto
bisogna intervenire dal
punto di vista agronomico:
- effettuando irrigazioni
al mattino in modo tale
che le foglie si asciughino
velocemente;
- impiegando materiale
di propagazione
sano;
- ricorrendo ove
possibile ad ampie
rotazioni;
- curando il drenaggio
del terreno/terricci;
- evitando eccessive densità
d’impianto;
- distruggendo i residui colturali
infetti;
- ed evitando di reimpiegare
vasi/terricci che hanno ospitato
colture infette.
In caso d’infezione in atto o di
condizioni ambientali fortemente
favorevoli alla malattia
(piogge frequenti ed elevata
umidità associate a temperature
miti) si consiglia di intervenire
con prodotti a base di sali di
rame o con formulati autorizzati
a base di: fosetyl-Al, propamocarb,
clorotalonil, dimetomorf,
benalaxyl e metalaxil-M. |
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