Cooperativa L'Ortofrutticola d'Albenga

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Valeriana officinalis L

Valeriana

Valeriana: da Valeria, antica provincia della Pannonia da cui la pianta deriva.
Altri autori fanno derivare il nome dal latino valére, “avere forza”, per le proprietà terapeutiche della pianta; altri ancora sostengono che abbia preso il nome dall’erborista Valerio, che ne seppe riconoscere le proprietà medicinali.
La Valeriana viene anche comunemente chiamata erba dei gatti, perché sembra che i felini ne siano fortemente attratti, come riporta Pier Andrea Mattioli citando Dioscoride: “… di essa si dilettano maravigliosamente i gatti, di modo che vi vengono all’odore assai di lontano e se la mangiano avidamente …”
Valeriana
Genere Valerianaceae
Sinonimi Valeriana alternifolia, Valeriana baltica, Valeriana excelsa, Valeriana sylvestris
Altri nomi Amantilla, Bosone, Erba gatta, Nardo selvatico

L'uso in cucina

L’impiego culinario della Valeriana è piuttosto limitato, taluni ritengono che possa essere lessata o stufata, altri considerano il suo odore poco gradevole, se non peggio: qualcuno lo paragona a quello dell’orina di gatto!

Proprietà medicamentose

Le radici ed i rizomi, nonostante l’odore, godono invece di gran fama per la loro azione farmacologica, già vantata nell’antichità da Dioscoride che le prescrive per le convulsioni. Alla Valeriana, da cogliersi “nel settimo della luna, avanti si levi il sole”, invocando la santissima Trinità, come tisana, infuso, decotto, polvere ecc., sono state nel corso dei tempi attribuite proprietà antispasmodiche; blandamente ipnotiche; antiepilettiche secondo le esperienze, peraltro non confortanti, del botanico napoletano Fabio Colonna, che tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento tenta di curarsi dall’epilessia con la Valeriana, finendo però col morire pazzo. Ed ancora proprietà sedative, efficaci nei casi di emicrania, palpitazioni cardiache, asma, isterismo, insonnia, coliche intestinali ed uterine ed altro; proprietà eccitanti del sistema nervoso utili nell’ipocondria; diuretiche, giovevoli nei casi di stranguria (difficoltà di orinare); carminative contro il meteorismo; febbrifughe e vermifughe.
L’anonimo autore di un famoso erbario degli inizi del Quattrocento, noto come Codex Bellunensis, dice meraviglie della Valeriana: giovevole contro il mal della matrice, i vermi, la cancrena, i veleni, il mal caduco, i malefici, le fatture e gli spiriti maligni.
Attenzione però, l’abuso ed il sovradosaggio di Valeriana possono causare mal di testa, vertigini, spasmi muscolari e palpitazioni.
La Valeriana ha avuto anche fama di eccitante gli organi sessuali, per uso interno come emmenagogo e per uso esterno, portata sulla pelle nuda, come afrodisiaco.
Si sa di un medico spagnolo dell’ottocento, certo Poujadas di Barcellona, che, contro le febbri da malaria, prescriveva radice di Valeriana polverizzata da portarsi nelle calze, giorno e notte, per due settimane!

L'impiego nella cosmesi

Con le foglie fresche di Valeriana scottate in acqua bollente si possono fare cataplasmi per ammorbidire la pelle inaridita; la tisana è ritenuta efficace per la cura della cellulite.
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