Cooperativa L'Ortofrutticola d'Albenga

Dal 1941, il valore aggiunto al territorio

Ruta graveolens L.

Ruta

Ruta: dal latino ruta(m), di origine greca.
Graveolens: dal latino gravis ed òlens, “dal forte odore”, che può anche essere ritenuto da alcuni non gradevole, come ben sa chi ha schiacciato qualche volta tra le dita le foglie della Ruta.
Ruta
Genere Rutaceae
Sinonimi Ruta hortensis
Altri nomi Ruga
Dialetti savonesi Rûa

L'uso in cucina

Le foglie fresche, in piccola quantità, tritate finemente, possono essere impiegate per insaporire insalate e sandwich oppure per aromatizzare, per macerazione, l’aceto e l’olio extra vergine di oliva.
Si usa per marinare il pesce e per preparare alcune salse.
Marziale cita una pietanza dei suoi tempi, da non sottovalutare nelle sua modestia: sgombri alla ruta con uova affettate come ornamento del piatto.
Una ricetta spagnola dei tempi di Cristoforo Colombo, riportata da Giovanni Rebora, storico genovese, elenca la Ruta tritata tra gli ingredienti di un piatto a base di carne di agnello con tartufi.
Nelle campagne era usuale, ed alcuni lo fanno ancora, aromatizzare la grappa (fatta in casa) con foglie di Ruta, per farne un potente digestivo; ottime grappe alla Ruta vengono anche prodotte dalle distillerie industriali.
È meglio evitare gli eccessi: Dioscoride dice “il suo uso è dannato nei cibi.”
Ai tempi degli antichi romani Apicio, invece, elenca la Ruta tra gli aromi necessari per condire i cardi, per preparare una salsa cruda per accompagnare i tartufi, una salsa acida di vino per il pesce ed una per le carni lesse.
Sempre con la Ruta ed altri ingredienti consiglia infine un elettuario per la digestione, il gonfiore di stomaco e “perché le lattughe non facciano male”.

Proprietà medicamentose

Conosciuta da tempo immemorabile, la Ruta è citata in tutti i più antichi testi di medicina: Ippocrate consiglia alle donne desiderose di concepire figli di mettere foglie di Ruta nelle orecchie e nel naso; gli antichi romani consideravano la Ruta capace di allontanare stregonerie e fatture; Dioscoride ne vanta l’efficacia come antidolorifico; Epicarmo di Coo, commediografo mediocre e medico valente, col seme della Ruta guariva febbri, disturbi gastrici e morsicature di talpe!
Credenze popolari antiche, riferite da Plinio, assicurano l’efficacia del decotto di Ruta, con cumino e sterco di maiale in polvere, per guarire le patologie del colon.
Per le affezione della vescica ed i calcoli, invece, Ruta con la cenere del pesce blendiorum (?). Ruta con una dracma di nitro per le coliche; uova da bere con vino e Ruta per facilitare il parto; Ruta con sego della parte inguinale del vitello per le enfiagioni dell’ano; Ruta con vino e fegato di cinghiale contro i serpenti; foglie di Ruta e cantaridi per la vitiligine.
Da autori medioevali si apprende che era comune l’uso della Ruta nei monasteri e nei conventi, quando si riteneva che sue ipotetiche proprietà anafrodisiache potessero soccorrere i giovani religiosi nel mantenere fede al loro voto di castità. Dioscoride dice che la Ruta, bevuta o mangiata, consuma la virtù del generare. In tempi a noi più vicini, ma ormai comunque trascorsi, le mogli dei marinai sapevano preparare, nell’identica convinzione, un liquore a base di Ruta, spacciato per digestivo, ma destinato a mantenere in astinenza il coniuge costretto per troppo tempo lontano da casa.
La medicina popolare attribuisce alla Ruta, in varie preparazioni, proprietà antispasmodiche intestinali, digestive, diuretiche, emostatiche, colagoghe, revulsive, sudorifere, vermifughe, ritenendola buon rimedio per le coliche, le vertigini, l’epilessia, le crisi isteriche, le palpitazioni, i ritardi mestruali; per regolarizzare la pressione sanguigna; per ostacolare la fermentazione intestinale; per risolvere ascessi, foruncoli, geloni; per rafforzare i capillari fragili; per eliminare i porri della pelle; per bagni oculari nella cura delle congiuntiviti e per accrescere le capacità visive, secondo le autorevoli testimonianze di Leonardo da Vinci e Michelangelo.
In tempi passati, specialmente nelle campagne, la Ruta serviva come disperato rimedio per interrompere gravidanze non desiderate; l’effetto abortivo richiedeva però dosaggi tanto elevati da risultare talvolta letali. Una ricetta popolare accredita l’infuso di Ruta come ricostituente, contro l’affaticamento mentale e muscolare.
Santa Ildegarda di Bingen, badessa benedettina del XII secolo, cita la Ruta come rimedio nei casi di eiaculazione difficile, ma anche per curare la podagra: fritta in padella con poco prezzemolo, in olio di oliva oppure, in mancanza di olio, con sego di capro.
Un manoscritto anonimo parigino del XV secolo riporta la ricetta di un antidoto, assolutamente sicuro, contro il vaiolo, a base di Ruta, fichi e noci.
Foglie di Ruta sono anche nell’antico elettuario diafenico di Meusè, medico siriano dell’undicesimo secolo, giovevole alle febbri croniche, coliche e dolori di ventre.
Foglie di Ruta compaiono anche nell’antica ricetta della ”acqua di rondini composta”, che “reprime, & distrugge le Convulsioni, il Spasimo, la Paralisia, l’Apoplessia, l’Epilessia, & la Vertigine” e che elenca tra i molti ingredienti quaranta “pulli rondinini ridotti in pezzi vivi”!
Il Mattioli, curiosamente, scrive che “… conoscendolo per grandissimo istinto di natura gli animali, & le fiere selvatiche, si sono anchor essi fatti rtrovatori delle virtù di nobilissime piante. Imperoche … dimostrarono … le donnole la ruta …”
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