Cooperativa L'Ortofrutticola d'Albenga

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Myrtus communis L.

Mirto

Mirto: dal latino myrtus, greco myrtos, di origine semitica, derivante dalla stessa radice di myron, che significa “essenza profumata”.
Alcuni autori fanno derivare il nome da quello di Myrsine, mitologica fanciulla trasformata da Pallade in Mirto; altri da mirra, per il suo profumo.
Toponimi molto frequenti nelle campagne liguri, come ad esempio Murtà, Murtei, Morteo e la stessa località Mortola di Ventimiglia, dove sono i meravigliosi giardini Hanbury, derivano il nome dalla consistente presenza di piante di Mirto.
Mirto
Genere Myrtaceae
Sinonimi Myrtus acuta, Myrtus lusitanica
Altri nomi Mortella
Dialetti savonesi Mirtu, Mortin, Oivetta

L'uso in cucina

Con le foglie del Mirto si aromatizzano gli arrosti e Plinio indica la salsa di bacche di Mirto come perfetta per accompagnare il maiale arrosto.
Il fumo dei rametti di Mirtosulla brace del barbecue conferisce un piacevole aroma alla grigliata; taluni con i fiori di Mirto ornano le macedonie di frutta.
Con le bacche del Mirto in Corsica ed in Sardegna si preparano liquori con virtù digestive, secondo ricette locali tradizionali, ma già in epoche remote era molto apprezzato il vino al mirto, citato da Plinio, Dioscoride e Columella, di cui Catone da la precisa ricetta: mezzo moggio (poco più di quattro chili) di bacche di mirto in una urna (tredici litri circa) di mosto, dicendolo adatto alla durezza di stomaco, al mal di reni ed alle coliche.
Agli inizi del Rinascimento si chiama mortadella una salsiccia di carne di vitello, affatto diversa da quella che oggi si prepara con il maiale, aromatizzata con il Mirto, ma già gli antichi romani apprezzavano il myrtatum, un insaccato speziato con Mirto.
Pesce di murta era detto il pesce che in Sardegna, in epoche antiche, si usava cuocere in un brodo di Mirto, per meglio conservarlo e poterlo trasportare facendone commercio.
Una curiosità: le bacche del Mirto conferiscono alla carne dei tordi che se ne cibano un gradevole sapore particolarmente apprezzato dagli intenditori.

Proprietà medicamentose

In varie preparazioni, per uso interno o per uso esterno, alle foglie del Mirto sono state attribuite nel tempo molte proprietà: antisettiche disinfettanti; antifermentative; antinfiammatorie, efficaci anche nei casi di emorroidi; antireumatiche; antiemorragiche ed astringenti per l’elevato contenuto di tannini; balsamiche per le vie respiratorie; diuretiche, con benefici effetti nelle cistiti; sedative; vulnerarie.
Il mirtolo, contenuto nell’olio essenziale del Mirto, è stato anche indicato nelle febbri malariche come efficace succedaneo della chinina.
Ippocrate prescrive alle donne affette da afte ed ulcere ai genitali, irrigazioni con acqua di Mirto o con vino in cui sia stato cotto del Mirto. Nei casi di stranguria (difficoltà di orinare) la cura è più complicata: Mirto secco sulla brace, per fumigazioni della parte, utilizzando, a mo’ di imbuto rovesciato, una zucca indiana (Lagenaria vulgaris) infilata nei genitali.
Plinio ricorda l’olio di Mirto con cenere di lepre per arrestare la caduta dei capelli, o con cenere di zoccolo di mulo per chiudere le chiazze alopeciche; radice di Mirto carbonizzata con sangue mestruale per procurare l’aborto; vino di Mirto con cenere di lumache africane per la dissenteria e tordi con bacche di Mirto per i disturbi urinari.
Dioscoride, citato dal senese Mattioli nel XVI secolo, raccomanda l’olio di Mirto come utile per le ulcere del capo, le scottature, “le fracassature delle membra, … le posteme (ascessi, pustole) del sedere”; mentre il vino di Mirto giova “al budello del sedere, & à i flussi delle donne … & prohibisce il cascar de i capelli.”
Antichi testi di medicina assicurano che lo sciroppo mirtino di Mesuè, medico siriano vissuto nell’undicesimo secolo, “giova alla diarrea ostinata” e che l’unguento della contessa di Vadra, con bacche ed olio di Mirto, e molti altri ingredienti, “ritiene il feto; prohibisce l’Aborto; rimedia alle … Hemorroidi; vale nella Gonorrea”.

L'impiego nella cosmesi

Con il Mirto in tempi passati si preparava, distillandone foglie e fiori, l’acqua angelica, lozione cosmetica detergente e tonica; con le bacche si può preparare un decotto per dare lucentezza ai capelli neri.
Già nella Mesopotamia del II millennio a.C. usava ungersi con olio profumato al Mirto.
Plinio annota l’utilizzo dell’olio di Mirto, con cenere di corno di capra, contro l’eccessiva sudorazione.
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