Cooperativa L'Ortofrutticola d'Albenga

Dal 1941, il valore aggiunto al territorio

Coriandrum sativum L.

Coriandolo

Coriandolo: dal latino coriandru(m), greco koriandron, di origine preindeuropea.
Sativum: coltivato, da satus, participio passato di serere, seminare.
Coriandolo
Genere Apiaceae (Umbelliferae)
Sinonimi Coriandrum majus, Coriandrum testiculatum, Atrema testiculatum, Bifora lourenii, Selinum coriandrum
Altri nomi Erba cimicina, Pitartòla, Prezzemolo cinese
Dialetti savonesi Colandro

L'uso in cucina

Se ne utilizzano principalmente i frutti, tanto piccoli da essere impropriamente chiamati semi. Le foglie fresche, nonostante il loro odore penetrante non troppo gradevole, alcuni dicono di “cimice”, sono usate in insalate dalle popolazioni del medio oriente.
I frutti, essiccati, dal forte ma gradevole sapore aromatico, trovano largo impiego nella preparazione di salse, di dolci, biscotti e focacce. Gli Olandesi, ma non solo loro, preparano con il Coriandolo un particolare tipo di pane. Confetti di semi di Coriandolo compaiono nei ricettari rinascimentali in uso presso le comunità ebraiche italiane.
Il Coriandolo è uno delle erbe aromatiche usate per la preparazione dell’epityrum, un condimento, di origine greca, a base di olive, molto apprezzato dagli antichi romani con i formaggi, di cui Catone riporta fedelmente la ricetta: olive verdi e mature, senza nocciolo, tritate con olio, aceto, coriandolo, cumino, finocchio, ruta e menta. Sempre gli antichi romani usavano il Coriandolo per cucinare l’aragosta arrosto e per preparare una salsa per condire i tartufi. L’uso del Coriandolo in cucina era però noto già agli antichi egizi.
Dalla seconda metà del Quattrocento il famoso cuoco Maestro Martino (Martino de Rubeis) ha tramandato una sua ricetta “per fare coppiette (sorta di spiedini) al modo romano” nella quale ricorda di insaporire il piatto di carne con “un pocho de sale et de pitartema, cioè il seme de coriandri...”
Il Coriandolo è indicato per cucinare la lampreda in una ricetta portoghese della fine del Cinquecento, riportata dallo storico genovese Rebora.

Proprietà medicamentose

Ai frutti del Coriandolo sono state, nel tempo, attribuite, con la consueta ottimistica abbondanza, proprietà antisettiche, aromatizzanti, antispasmodiche, carminative, digestive, euforizzanti, profumanti, stimolanti, stomatiche, vulnerarie.
In altre epoche si riteneva il Coriandolo efficace per guarire la peste e l’epilessia e per rendere indolore il parto, scuole contrarie però lo indicavano come velenoso, ed è pur vero che l’essenza ottenuta per distillazione dai frutti di Coriandolo ha effetti inebrianti sull’uomo. Entra anche nella composizione di unguenti per massaggi antidolorifici e di alcuni preparati medicinali, per correggerne il sapore.
Dioscoride dice che il Coriandolo aumenta lo sperma, ma mangiato in gran quantità fa uscire di senno. Ippocrate gli attribuisce proprietà narcotiche. Plinio riporta, non sempre condividendoli, rimedi del suo tempo: succo di Coriandolo per bagnare le orecchie gonfie e poterle meglio curare, ad esempio instillandovi grasso di rana; Coriandolo con testicoli o vulva di donnola, invece, nei casi di epilessia.

L'impiego nella cosmesi

L’olio essenziale del Coriandolo è usato per profumi e dentifrici.
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