Cooperativa L'Ortofrutticola d'Albenga

Dal 1941, il valore aggiunto al territorio

Borago officinalis L.

Borragine

Borragine: dal latino tardo borragine(m), forse dall’arabo abu¯ ‘araq ovvero abu¯ raqin “padre del sudore”, per le proprietà sudorifere di questa pianta. Altri autori fanno derivare il nome dal tardo latino borra, che significa ruvida stoffa di lana, con riferimento all’aspetto ruvido e peloso della pianta. Altri ancora riferiscono il nome al termine celtico borrach, che significa coraggio, ricordando che quei popoli usavano mettere fiori di Borragine nelle coppe di vino, ritenendo che tali libagioni avessero il potere di infondere coraggio.
Dioscoride chiama la Borragine Buglossa, come ancora usa in alcune regioni, per le sue foglie simili alla lingua dei buoi (lingua bovis era anche chiamata dagli antichi speziali) ed Apuleio spiega l’origine del nome Borragine dicendo che i Lucani chiamavano la Buglossa Coragine, “per havere proprietà grande nelle passioni del cuore”, come cita il Mattioli; da Coragine a Boragine ed oggi Borragine, il passo è breve.
Borragine
Genere Boraginaceae
Sinonimi Borago hortensis, Buglossum latifolium
Altri nomi Barba silvana, Boraggine, Borraggine, Borrana, Buglossa vera, Erba pelosa, Vorraccia
Dialetti savonesi Buraje, Buraxu

L'uso in cucina

Le foglie giovani, con un delicato sapore come di cetriolo, da cui il nome tedesco Gurkenkraut = erba dei cetrioli, si mangiano in insalata anche crude, di preferenza le Borragini vengono però impiegate cotte: nelle minestre, nelle frittate, nel ripieno dei ravioli di verdura, per colorare ed insaporire le gustose tagliatelle verdi fatte in casa, nella torta pasqualina di antica tradizione ligure, con le uova sode ed in tanti, tanti altri modi ancora.
Dall’antico Libro de arte coquinaria di maestro Martino, abbiamo una ricetta, ancor oggi validissima, per una Minestra d’herbette a base di biete e Borragini: “Togli le foglia di viete, et un pocha di borragine et fagli dare un boglio (bollore) in acqua chiara … dapoi cacciale fore et battile molto bene col coltello.
Et togli un pocho de petrosillo (prezzemolo), et di menta cruda, et similmente le batti con le ditte herbe…”
Circa un secolo più tardi Bartolomeo Scappi, cuoco famoso di Papi e Cardinali, nella sua Opera, stampata nel 1570, scrive ricette “Per far minestra di borragine con brodo di pollo”, “Per far minestra di borragine con latte di mandorle”, ed altre ancora.
I fiori, dalla caratteristica forma a stella, sono usati per decorare le insalate, possono essere canditi e vengono spesso anche usati per colorare di un pallido azzurro l’aceto bianco.

Proprietà medicamentose

Pianta molto ricca di calcio e potassio, la Borragine ha, secondo la medicina popolare, proprietà depurative, diuretiche, emollienti, lenitive, antinfiammatorie, diaforetiche, espettoranti ed anche antidepressive; in epoca medioevale era tenuta per “generatrice di buon sangue” e già Galeno dice che messa nel vino fa rallegrare, a meno ché il merito non sia principalmente del vino!
Dal detto inglese “Borage for courage”, che peraltro riprende un antico proverbio greco, si è voluto anche supporre un effetto della Borragine sulle glandole surrenali, che sarebbero spinte a produrre adrenalina.
Agli oli essenziali contenuti nelle foglie si attribuisce azione antispasmodica; le mucillagini contenute principalmente nei fiori portano benefici effetti nei casi di tosse con catarro. Una ricetta popolare propone uno sciroppo per la tosse a base di succo di Borragine, miele e succo di limone.
Cataplasmi e decotti di foglie fresche sono indicati per gli ascessi dentari, per le ustioni e per calmare il prurito delle eruzioni cutanee. Il succo fresco delle foglie è considerato efficace nella cura della nefrite, ma anche per la bellezza della pelle.
L’acqua distillata dei fiori è ritenuta utile per lenire le infiammazioni oculari.
Già nell’undicesimo secolo la Borragine è citata tra i medicinali “semplici” da Alfano, illustre medico, poeta eletto ed arcivescovo di Salerno, città già nota per la sua eccelsa Scuola di medicina.
Il medico napoletano Giuseppe Donzelli, nel suo trattato Teatro farmaceutico, dogmatico e spagirico (dell’alchimia), edito nel 1667, ricorda che l’acqua di borragine “è appropriata al cuore, perché lo rallegra, e lo corrobora.
Toglie l’immaginazioni cattive, acuisce la memoria, e la mente, e discaccia dal corpo tutti gli umori cattivi.
È utile ai melanconici, e frenetici (pazzi deliranti)”.
Con fiori di Buglossa, molti altri ingredienti e formiche delle più grandi, raccolte nel plenilunio di maggio o giugno, si preparava in tempi remoti l’acqua di Magnanimità, utile per recuperare, aumentare e conservare la memoria, generare magnanimità e confortare la testa ed il cuore.
Nel 1556 a Dresda, dove imperversava la peste, molti cercano di difendersi dal contagio portando al collo un sacchetto contenente Borragine, dittamo, aloe e scorza di limone.

L'impiego nella cosmesi

Alcuni sostengono che il succo estratto dalle foglie di Borragine, bevuto, giovi alla carnagione, l’infuso è ritenuto utile nei casi di acne ed il decotto per alleviare il fastidio dell’orticaria.
Con le foglie si possono fare impacchi per il viso, giovevoli nel caso di pelli secche.
Una manciata di fiori e foglie nell’acqua del bagno lenisce la pelle irritata.
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