Cooperativa L'Ortofrutticola d'Albenga

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Artemisia absinthium L.

Assenzio

Assenzio: dal latino absínthiu(m), greco absinthion, in senso figurato di amarezza, dolore.
Artemisia: dal latino artemisia(m), greco artemisia: pianta sacra alla dea greca Artemide, che i romani identificarono con Diana. Secondo altri autori il nome deriva da Artemisia, sorella e moglie di Mausolo, re di Alicarnasso e della Caria nel 300 a.C., esperta di botanica e medicina, che per prima avrebbe scoperto le virtù della pianta. “… diede nome infinito (fama imperitura)… l’Artemisia nobilissima pianta ad Artemisia preclarissima Regina di Caria”, scrive il botanico Mattioli nel sedicesimo secolo.
Assenzio
Genere Asteraceae (Compositae)
Sinonimi Absinthium officinale, Absinthium majus, Absinthium vulgare
Altri nomi Assenzio romano, Assenzio vero, Assenzio maggiore, Incenso, Nascenzio, Sirena verde
Dialetti savonesi Asènsiu, Megu

L'uso in cucina

Il forte e particolare aroma dell’Assenzio lo rende inadatto agli usi culinari; è pianta officinale per eccellenza.
Nell’industria alimentare l’Assenzio è impiegato nella preparazione della liquirizia.

ATTENZIONE

È molto diffusa l’abitudine di preparare vini digestivi all’Assenzio o infusioni nella grappa, ma si sono verificati anche casi mortali di avvelenamento.
Come ricordato nelle premesse, chi non ha sicure cognizioni di erboristeria deve astenersi da pericolosi esperimenti, per non far “cantare i preti e suonare le campane”, come diceva il Mattioli, alludendo alle cerimonie funebri.

Proprietà medicamentose

L’Assenzio, apprezzato fin dai tempi più antichi per le sue proprietà terapeutiche, nel XIX secolo diventa più noto per gli effetti tossici di uno dei componenti il suo olio essenziale, il tujone, responsabile dell’intossicazione detta absintismo, alla quale andarono soggetti per i loro eccessi i forti bevitori del liquore di assenzio, in gran voga in quei  tempi soprattutto in Francia ad opera del movimento letterario degli scapigliati.
Opinionisti dell’epoca avevano attribuito all’abuso di liquori d’Assenzio lo stato di esaltamento politico in cui si trovavano, in allora, le masse in Francia! Celebre personaggio dedito all’assenzio fino alla dipendenza fu il pittore Vincent van Gogh.
Usato nel modo giusto l’Assenzio, oggi impiegato nell’industria delle bevande, analcoliche ed alcoliche, in particolare per la preparazione dei vermouth, in forma di infuso, decotto, tintura o vino aromatizzato, eccita l’appetito e favorisce la digestione stimolando lo stomaco ed il fegato. Nelle stesse formulazioni gli vengono anche attribuite dalla medicina popolare proprietà antisettiche, emmenagoghe, febbrifughe.
L’antica medicina cinese impiegava foglie di Artemisia nell’ignipuntura o moxibustione, realizzandone piccoli coni di polvere che erano bruciati a contatto con la pelle, per provocare calore localizzato ed ottenere un effetto di stimolazione affine all’agopuntura.
L’Assenzio in forma di clistere combatte i vermi intestinali, come cataplasma, per uso esterno, gli si accreditano proprietà vulnerarie che favoriscono la guarigione di ferite e piaghe ed è anche impiegato contro le ecchimosi, gli essudati superficiali e le paralisi.
Plinio assicura l’effetto lassativo dell’Assenzio con fiele di toro, preparato come supposta.
Ippocrate prescrive alla donna che non riesce a restare incinta, bagni di vapore con Artemisia, alloro, segatura di legno di cedro ed urina di toro, seguiti da lavaggi con Artemisia ed alloro in acqua calda ed un pessario di lana con Artemisia in vino bianco. Dopo tre giorni di questa cura la donna può unirsi al marito.
Non è però certo che in questo caso si tratti di A. absinthium, piuttosto che di qualche altra specie di Artemisia.
In epoca antica si tentava di combattere la malaria, piaga endemica dell’Agro Romano, con vino amaro medicato con Assenzio.
In epoca medioevale l’Assenzio era ritenuto una vera panacea, buona per guarire tutti i mali: dallo scorbuto alla scrofola, dall’epilessia ai reumatismi, dall’idropisia all’anemia, dall’anasarca (edema sottocutaneo) alla gotta, dall’itterizia alla diarrea, dalla clorosi alla pirosi ecc. ecc., con molta abbondanza e grande fiducia.
L’ignoto autore, citato da Ernesto Riva, del Codex Belluninsis, un erbario degli inizi del XV secolo, ricorda che, subendo l’Artemisia l’influsso astrale dello Scorpione, deve essere raccolta tra ottobre e novembre, quando il sole entra in quella costellazione.
Nel Libro della natura di Corrado di Megenberg, pubblicato intorno al 1350, è citato il caso di un uomo che per aver bevuto il succo di Assenzio riuscì a guarire dopo un avvelenamento da funghi, campando poi fino a cento anni!
Il succo di Artemisia con miele era impiegato in epoca medioevale per guarire ulcere e pustole.
Trattati di medicina del settecento assicurano che lo sciroppo di Assenzio “corrobora lo stomaco, aiuta la digestione, promuove l’evacuazioni sanguigne delle donne, ed ammazza i vermi”.
Da dotte dissertazioni del Medico senese Mattioli, risalenti al XVI secolo, pare di capire che tra i più antichi autori (Dioscoride, Galeno, Plinio ed altri), vi fosse contrasto di opinioni sulla distinzione tra diverse specie di Artemisia, l’Assenzio, la Camomilla romana (Anthemis nobilis), il Tanaceto ed altre piante ancora.
“Un rimedio di niun costo (contro la mosca cavallina) e alla portata di tutti è quello dell’artemisia, pianta che si trova dappertutto in abbondanza allo stato selvatico.
Se ne faccia una infusione a freddo, se ne lavi la povera bestia (cavallo, mulo o asino), e l’insetto tosto scomparirà. Questo rimedio è ottimo contro un altro insetto … quale si è il culex pipiens, volgarmente zanzara.”
Così negli atti della Inchiesta agraria Jacini, edita nel 1883, al capitolo igiene del bestiame, nelle relazioni inerenti le provincie di Porto Maurizio e Genova.
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